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Quell’inflazione che non c’è e…dicono i grafici…non ci sarà

Negli anni ’70-80 il ceto medio basso cresceva e si arricchiva e l’inflazione su scala globale era molto alta. Oggi il ceto medio-basso dei Paesi industrializzati sta prendendo la china discendente, complice la compressione dei salari reali per competere in un mondo sempre più globalizzato. Il fatto quindi che le più blasonate banche centrali facciano fatica a creare un briciolo di inflazione pur stampando moneta a go-go, è tutto qui.

Nei giorni scorsi il governatore della Bce Mario Draghi ha parlato di pressioni globali che minacciano l’inflazione. La Bce guarda ogni giorno e con molta attenzione questo grafico, tratto da Bloomberg.

inflazione5y5y

 

E’ l’indice “5y5y inflation Eurozone”. Misura il livello di inflazione che i mercati si attendono fra 5 anni, cioè nel medio periodo. L’obiettivo della Bce è quello di portare l’inflazione a ridosso del 2% nel medio periodo. E’ questo il grafico che la misura. Misura il giudizio dei mercati sull’operato della Bce (ve n’è uno analogo anche negli Usa per la Federal Reserve). Bene, questo grafico ci dice che in questo momento i mercati si aspettano da qui a 5 anni, quindi a febbraio 2021, un’inflazione all’1,44%, molto lontana dall’obiettivo del 2%. Si tratta del livello più basso da quando esiste l’euro.

Gli investitori, quindi, credono che le attuali politiche espansionistiche non riusciranno a spingere la banca centrale dell’area euro a centrare l’obiettivo. In questo senso è parsa quasi come arrendevole la frase-sfogo pronunciata da Draghi nei giorni scorsi, incolpando forze globali dell’attuale spirale disinflazionistica.

Ma non è poi così complicato: l’inflazione la crea il ceto medio basso. Quindi fino a quando il ceto medio basso non acquisirà maggiore potere d’acquisto, dell’inflazione vedremo solo l’ombra. In che modo il ceto medio basso potrà recuperare potere d’acquisto? Ci sono solo due strade: 1) crescita del reddito reale ; 2) riduzione delle tasse.

Al momento su entrambi punti la strada pare sbarrata. Nel primo caso la globalizzazione a livello generale (e in più la svalutazione salariale in atto nella periferia dell’Eurozona come meccanismo automatico di reazione alla rigidità del cambio) rendono utopico immaginare una direzione diversa; 2) quanto alla riduzione delle tasse i margini per operare sono risicati. Le regole europee impongono un limite al deficit annuo nella misura del 3% del Pil con obiettivo di pareggio di bilancio. Un limite che ai Paesi che hanno un alto debito/Pil come l’Italia non viene concesso di sforare (applicando una austerità suicida). I Paesi che invece stanno sforando (Francia, Spagna eccetera) si troveranno ben presto nelle stessi condizioni tecniche dell’Italia visto che il debito/Pil sta crescendo a dismisura anche da loro.

Finché ci ostineremo a considerare questi parametri come dogmi assoluti e invece non assumeremo un atteggiamento più pratico e flessibile, dell’inflazione (quella sana e non eccessiva) ne vedremo solo l’ombra. Lo hanno capito anche i mercati.

  • caneraptor |

    Egr. sig. habsb, mi fa piacere che lei abbia queste granitiche certezze sul momento econimicamente florido che stiamo vivendo. Infatti stavamo molto peggio quando avevamo il controllo della nostra sovranità e potevamo attuare interventi sovrani sul mercato. Secondo lei siamo usciti dalla WW2 con la deflazione? Comunque per sua informazione le confido (ma non lo dica a nessuno) che la deflazione fa così bene al sistema che sta venendo giù tutto, ma proprio tutto il mondo. Forse lei è l’unico a non acoorgersene. Se tutto si riduce al prezzo dei telefonini siamo a posto. sig. habsb….l’ultimo dei mhoicani. Cordialità e condoglianze.

  • habsb |

    Egr. sig. caneraptor

    La deflazione non è il male assoluto. ma bensi’ la chiave del progresso.
    Guardi i prodotti informatici: sono stati in costante deflazione dall’invenzione del computer elettronico, 70 anni fa. Cio’ ha permesso la loro diffusione crescente, che ha sua volta ha permesso l’impiego crescente di tecnici e ingegneri per il loro sviluppo e manutenzione. Cent’anni fa lo stesso iter è stato seguito dall’automobile.

    Invece l’accrescimento artficiale della domanda,tipico del debito keynesiano, fa salire i prezzi, e esclude dal consumo le famiglie che non hanno beneficiato di un rialzo del potere d’acquisto (come molti redditi fissi, pensionati e disoccupati)

    Solo la caduta dei prezzi per deflazione permette l’accesso al consumo delle famiglie che prima ne erano escluse, e la mobilitazione di capitali (prima destinati al consumo) per l’investimento e l’impresa.

    Un argomento spesso usato contro la deflazione è che scoraggerebbe il consumo nella speranza di comprare meno caro domani. E una sciocchezza che non puo’ applicarsi che alla speculazione pura. Anche nella deflazione piu’ spinta, nessuno rinuncia a mangiare, studiare, viaggiare, divertirsi perché domani costerà meno. Basta vedere le code davanti ai negozi di Apple o Samsung, per acquistare prodotti il cui prezzo comincia a calare appena fatto l’acquisto, per non valere piu’ nulla dopo un paio d’anni.

  • caneraptor |

    Egr, sig. habsb, innanzitutto io non ho detto che auspico una guerra. Ho detto che di questo passo sarà lo sbocco inevitabile. La Storia insegna. Inoltre, a meno che lei non sia un “rentiers” o faccia parte di una categoria protetta (abbia cioè da parte qualche milone in vari prodotti diversificati) le confido che con la deflazione prima o poi arriverà anche per lei il momento della verità. La deflazione è IL MALE ASSOLUTO. E qui Keynes non c’entra nulla. O meglio centrano come dicevo le politiche assurde perpetrate in questi anni dalla BCE e dalla Germania e suoi satelliti. Una nazione non può assumere come dogma il surplus, o meglio, può farlo ma a danno di qualcun altro. Quel qualcun altro siamo noi.

  • habsb |

    Egr. dr. Lops
    la ringrazio per la risposta, comprendendo che non puo’ rispondere a tutti i messaggi dei lettori.
    Mi permetto solamente di dissentire su qualche punto.
    1) Se è possibile che una parte dei ceti elevati sia capace di ridurre le proprie tasse a livello dei ceti medi (certo non evitarle completamente!), resta pero’ vero che le tasse non sono mai ridistribuite verso i ceti elevati, ma solamente verso i ceti medio-bassi.
    Dunque l’effetto totale delle tasse è di incrementare il potere di acquisto dei ceti medio-bassi, che pagano forse le stesse tasse dei ricchi, ma a differenza di questi, beneficiano della redistribuzione sotto forma di indennità, aiuti e esenzioni.

    2) Come ho spiegato al sig. caneraptor, è inutile dire che la stagflazione è causata dalla moderazione salariale. Certo i salari crescono poco, ma se vogliamo commerciare con gli altri popoli, dobbiamo mantenere salari e prezzi compatibili con i nostri partner commerciali, oppure facciamo la fortezza Europa, e torniamo a consumare orzo al posto del caffé

    3) Le aziende si finanziano sul mercato, e il mercato finanziario impone dei tassi in funzione dell’inflazione, perché nessuno vuole prestare in perdita.
    Se l’inflazione si alza, i tassi saranno al rialzo, e le aziende per mantenere i loro margini saranno obbligate ad alzare i loro prezzi di listino, alimentando l’inflazione in un circolo vizioso complementare a quello indotto dagli aumenti salariali.
    Circolo vizioso, che come abbiamo visto negli anni 70 non si ferma più se non con un blocco virtuale dei mercati come quello imposto da Volcker con i suoi tassi al 20% (e in conseguenza, fallimenti di milioni di imprese).
    Dobbiamo essere grati di questo periodo di bassa inflazione

  • habsb |

    sig. caneraptor :

    per decenni (dalla WW2 in qua) i keynesiani ci hanno detto che occorreva aumentare la domanda per mezzo del debito, e che non dovevamo preoccuparci del lungo termine, perché nel lungo termine saremo tutti morti. Ora loro sono morti, ma i debiti restano, e tutti gli anni una fetta del nostro reddito viene distrutta nel rimborso degli stessi. E’ questo triste fatto a bloccare la crescita e l’inflazione

    I salari non possono crescere all’infinito, devono fare i conti con quelli degli altri popoli. Se non vogliamo chiuderci a riccio come la Corea del Nord, e vivere in autarchia, il commercio internazionale impone salari ragionevoli.

    I debiti non possono neppure crescere all’infinito, perché pure a 1.65% come stamattina, l’interesse sul decennale è pur sempre una cifra notevole da pagare ogni anno.

    le politiche anticicliche (di cui Lei parla) basate sul debito sono state fatte dal 1945 in qua, sono 70 anni di nuovi deficit ogni anno che passa. Quale è stato il loro risultato ? Lei crede che dopo 70 anni di politiche errate si possa risolvere la nostra situazione continuando a fare la stessa cosa ?

    Differentemente da Lei, io non auspico “una bella guerra”, ma semplicemente che pure il nostro paese segua l’esempio della Germania, che con molta umiltà si è rimessa al lavoro, con salari compatibili con il commercio internazionale, e sta creando nuova ricchezza basata sulla produzione di beni e non sull’accensione di nuovo debito. Nuovo debito che puo’ alleviare solo temporaneamente i nostri mali, ma che pagheremo caro nel futuro con decenni di distruzione di ricchezza immaginaria.

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