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Il mistero “buffo” della Grecia

La Grecia si prepara a raggiungere un accordo con la Troika, ovvero con quell’entità composta da commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Siamo ai dettagli, al classico braccio di ferro in cui le due parti cercano di spostare fino all’ultimo l’ago della bilancia a proprio vantaggio. Ma già nel corso di questo week end (oggi parte l’Eurougruppo) o comunque la settimana prossima un accordo verrà con ogni probabilità trovato. Anche perché il 28 febbraio scade il prestito della Troika ad Atene e quindi avrà necessariamente bisogno di nuovi liquidi. Inoltre a metà marzo, senza altri fondi, il governo di Atene non avrà più soldi per pagare i dipendenti pubblici.

Nella trattativa non c’è solo la Troika. Ma ci sono anche i mercati finanziari, ovvero gli investitori. Spingono affinché il debitore (Grecia) si metta d’accordo con i creditori. E lo fanno indirettamente

1) penalizzando la Borsa e i bond di Atene non appena trapelano notizie che allontanano Atene da un’intesa;

2) facendo passare il messaggio (ed è questa la novità assoluta di questa crisi greca dopo i due precedenti salvataggi del 2010 e del 2012) che per gli altri Paesi dell’Eurozona sarebbe indifferente un’uscita della Grecia dall’euro. Non ci sono questa volta rischi di contagio. Così Alexis Tsipras, il premier greco a capo del partito anti-austerity Syriza, non può contare sulla solidarietà dei Paesi che in altri tempi avrebbero rischiato a ruota il contagio, come Spagna, Portogallo e Italia. Come scrive Standard and Poor’s in un report, un’eventuale uscita della Grecia dall’Eurozona provocherà rischi limitati di contagio verso gli altri rating sovrani. Questo perché dal 2012 – anno in cui si era paventata l’uscita della Grecia – in Europa è stato introdotto il Fondo salva-Stati (Esm, European Stability Mechanism) che offre sostegno finanziario a quei Paesi dell’area euro maggiormente esposti alla pressione derivante dall’ipotetica uscita della Grecia.

La Grecia sta trattando quindi isolata, con meno cartucce di quante non ne avesse nel 2012. E’ per questo che gli altri indici di Borsa continuano a correre e a pensare al quantitative easing della Bce che partirà a marzo (Piazza Affari ha guadagnato il 14% da inizio anno).

C’è poi un’altra verità. La Grecia non è solo isolata ma è fortemente indebitata con l’estero. Non bisogna dimenticare che circa 2/3 dei titoli di Stato greci sono detenuti da diversi soggetti sovranazionali “pubblici”: il Fondo di salvataggio europeo, Esm, ( 142 miliardi di euro), i Paesi della zona euro ( 53 miliardi), il Fondo monetario internazionale (€ 34 miliardi) e la Bce ( 20 miliardi).

A ciò si aggiunge che le banche sono a corto di liquidi: la settimana scorsa le banche greche hanno aumentato infatti di 51,7 miliardi l’uso dei fondi d’emergenza messi a disposizione dalla Bce tramite l’Emergency Liquidity Assistance (ELA), dopo i 5,85 miliardi delle due settimane precedenti. Giovedì scorso la Bce ha aumentato a 65 miliardi le disponibilità totali. In totale dunque gli istituti ellenici hanno già usato circa 57,5 miliardi e dunque gliene restano 7,5 miliardi.

Senza dimenticare che è in atto una fuga dai depositi. A gennaio il saldo dei depositi bancari in Grecia è stato negativo per 15 miliardi: il totale è passato da 160 a 145 miliardi.

Considerato tutto ciò, c’è da chiedersi se il terzo salvataggio della Grecia che potrebbe essere concordato nei prossimi giorni servirà difatti a qualcosa. In questo giorni circola su Internet un grafico (rilanciato inizialmente dal sito zerohedge.com) da cui emerge che meno del 20% degli “aiuti” va ad alimentare politiche fiscali (spesa per cittadini e domanda interna).

Grafico-Zerohedge-SEOltre l’80% viene assorbito da banche greche (23%) e straniere (40%) e dalla Banca centrale europea (18%). L’alambicco degli aiuti alla Grecia viene quindi fortemente filtrato per tutelare gli interessi dei creditori stessi (gli stessi che decidono se aiutare o no e a che condizioni) mentre solo una parte residuale è destinata al rilancio economico, a far invertire la rotta pesantissima (-25 punti di Pil reale dal 2008). Di questo passo non c’è salvataggio che tenga. Anzi, probabilmente non sarebbe neanche il caso di considerarlo, ponendosi nei panni di un cittadino greco, un salvataggio.