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L’euro potrà andare anche a 1 a 1 sul dollaro. Ma effetto sarebbe neutro per gli squilibri tra i 19 Paesi dell’Eurozona

Lo scorso anno l’euro ha perso il 12% sul dollaro. E quest’anno la direzione non è cambiata. In pochi giorni la divisa unica ha già perso il 3% scivolando sotto 1,18 dollari (come evidenziato da questa tabella).

E’ lo stesso livello del gennaio 1999, quando la divisa esordì sul mercato dei cambi a quota 1,1789 dollari. Da allora sono passati 16 anni. La storia è profondamente cambiata. Non sono mancati alti e bassi nel rapporto tra le due valute. Nel gennaio del 2000 l’euro scese sotto la parità (1:1) rispetto al biglietto verde, ma poi dal marzo del 2002, secondo le serie storiche, iniziò una risalita e da allora si è sistematicamente attestato a valori ben superiori a 1 dollaro, con un picco attorno a 1,60 nell’estate del 2008.

Dopo l’ultimo picco vicino a 1,40 dollari segnato nell’aprile del 2014, l’euro ha iniziato a calare in maniera netta, zavorrato dalla prospettiva di misure espansive supplementari da parte della Bce. In particolare i continui indebolimenti dell’inflazione nell’area valutaria hanno rafforzato le attese che l’istituzione monetaria possa lanciare un ampio programma di acquisti di titoli, un quantitative easing esteso anche alle emissioni pubbliche. Una manovra che in prospettiva deprime la valuta di riferimento, l’euro, laddove all’opposto il dollaro viene rafforzato dall’orientamento restrittivo adottato dalla Federal Reserve, la banca centrale americana che si sta muovendo in una direzione opposta alla Bce: sta rimuovendo gli stimoli all’economia.

L’euro sta registrando – come scrive Askanews – la fase di indebolimento più prolungata della sua storia. E il quotidiano finanziario britannico cita un analista che prevede ulteriori rally del biglietto verde. «Un anno fa avevamo affermato che la forza del dollaro sarebbe stata il tema dominate dei mercati», ha detto David Bloom, capo delle analisi sul Forex per la banca anglo asiatica Hsbc. «Il dollaro ha registrato la performance più forte e nel 2015 ci attendiamo che si ripeta».

Del resto, perché l’euro non dovrebbe continuare a scendere? Mentre la Bce si avvia a comprare titoli di Stato dell’Eurozona (misura che non riuscirà con ogni probabilità a risolvere i problemi dell’Eurozona e i forti squilibri commerciali tra i Paesi della moneta unica) gli Stati Uniti si avviano ad alzare i tassi. Un decoupling (come lo chiamano i tecnici) che spinge su il dollaro e giù l’euro. E che potrebbe davvero portare la parità tra euro e dollaro, forse anche prima del 2017 profetizzato da Goldman Sachs. Ma, come dicevamo, la svalutazione dell’euro potrebbe aiutare gli scambi verso la zona extra-euro (secondo la Coldiretti le importazioni degli Usa verso la zona euro sono aumentate del 10% nei primi 11 mesi del 2014) ma nulla potrà fare per risolvere gli squilibri tra i 19 Paesi (da gennaio si è aggiunta la Lituania) che utilizzano la stessa valuta. Perché quando l’euro scende, diminuisce in proporzione (ad esempio) sia il costo di un’auto tedesca che di un’auto italiana, mantenendo invariato il gap commerciale nei rapporti tra i due Paesi.
  • HABSB |

    “Perché quando l’euro scende, diminuisce in proporzione (ad esempio) sia il costo di un’auto tedesca che di un’auto italiana, mantenendo invariato il gap commerciale nei rapporti tra i due Paesi”

    Esattamente, il che significa che dopo tanti decenni in cui le industrie di certi paesi hanno vivacchiato a forza di svalutazioni inflazionistiche (in pratica il furto ai danni dei salariati e risparmiatori), adesso devono battersi ad armi pari con i concorrenti europei. Il che non puo’ che migliorare la qualità dei loro prodotti, rendendo possibile anche la conquista dei mercati esteri.

  • Guido Iodice |

    Premesso che il tasso di cambio non assicura affatto il riequilibrio della partite correnti e della bilancia commerciale (vedasi: http://keynesblog.com/2014/05/05/il-tasso-di-cambio-tra-mito-e-realta/ )
    l’argomentazione che porti è un po’ debole.

    Supponiamo che la svalutazione dell’euro funzioni. I paesi meridionali potrebbero finanziare i deficit intra-UE tramite i surplus con i paesi extra-UE. Dato che il dollaro si rafforza, per ogni dollaro guadagnato avranno più euro di prima da usare per gli squilibri intra-UE. Non basta, ma sarebbe sicuramente un alleggerimento.

    Il problema piuttosto è che stiamo andando verso tassi di crescita mondiali più bassi, la globalizzazione ha rallentato e se non bastasse le sanzioni reciproche hanno ulteriormente peggiorato una situazione già stagnante. Quindi è probabile che la svalutazione dell’euro, di per sé, abbia effetti modesti sulla bilancia commerciale.

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