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Gli esperti: euro a 1,2 dollari (forse) anche in tempi brevi

Il dollaro continua a rafforzarsi. Per misurare l’andamento del biglietto verde c’è un indice, chiamato Dollar Index, che monitora l’andamento della valuta statunitense in relazione a un paniere di sei valute, ponderate con pesi specifici differenti (euro 57,6%, yen 13,6%, sterlina 11,9%, dollaro canadese 9,1%, corona svedese 4,2%, franco svizzero 3,6%).

Ieri il Dollar Index ha toccato i massimi degli ultimi quattro anni a 85,485 e oggi non si distanzia da tale livello, consolidando quindi il recente forte rialzo (+9% da maggio sull’euro).

A spingere il dollaro è il probabile rialzo dei tassi negli Usa nel 2015 e la fine degli stimoli monetari della Federal Reserve (quantitative easing) con il completamento del tapering (piano di uscita) previsto per il prossimo mese quando potrebbe essere staccata anche l’ultima spina di 15 miliardi di dollari mensili iniettati dalla Banca statunitense. Nei confronti dell’euro, poi, gioca una forza contrapposta, ovvero l’ipotesi che la Bce vari un piano di quantitative easing in futuro (affiancando all’acquisto di titoli derivati Abs che partirà ad ottobre anche quello di titoli di Stato dell’Eurozona, arma di ultima istanza francamente al momento di difficile implementazione, tanto dal punto di vista tecnico che politico dato che ieri la Germania si è detta contraria perfino al solo acquisto di Abs, Asset backed securities).

In ogni caso la somma di manovre restrittive in pista negli Usa e più o meno espansionistiche in Europa stanno spingendo gli investitori a comprare dollari e a vendere euro. E’ questo il nuovo carry trade degli operatori che si indebitano a tassi bassi in Europa per utilizzare quella liquidità per acquistare dollari e titoli Usa con rendimenti più elevati (in ragione del rialzo dei tassi in arrivo nel 2015). Queste differenze di politica monetaria si riflettono anche sullo spread tra Usa e Germania, balzato sui massimi degli ultimi 15 anni.

A questo punto dove andrà il dollaro? Secondo Neil Mellor, strategist a Bank of New York Mellon a Londra “il dollaro ha infranto diversi livelli di lungo termine, quindi ha spazio per guadagnare altro terreno prima di incontrare una resistenza”. L’analista indica alla Reuters una previsione di un tasso euro/dollaro a 1,20 nell’arco di anno, ma aggiunge che il cambio potrebbe arrivare a questa soglia in tempi decisamente più brevi. Mellor non è l’unico analista a pensarla così. Anche Citigroup, Barclays e Morgan Stanley sono dello stesso parere.