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Se l’Italia si giapponesizza rating a rischio e crescita solo nel 2017

Oggi sono stati diffusi i dati dell’inflazione nell’Eurozona nel mese di agosto. Il tasso medio (su base annua) si attesta allo 0,4%, stabile rispetto al dato di luglio. Un anno fa eravamo all’1,3% nello stesso mese. Ci sono però otto Paesi dell’Unione europea e sei dell’Eurozona (quindi un terzo dell’area euro) che viaggiano ufficialmente in deflazione. Si tratta di Portogallo, Polonia, Slovacchia, Italia, Spagna, Grecia, Estonia e Bulgaria. Per questi Paesi, e in particolare per l’Italia, ci sono due scenari, legati all’andamento dell’inflazione nei prossimi mesi. Se riparte vorrà dire che sarà ripartita anche la crescita. In caso contrario – spiega Fitch in un rapporto dedicato alla deflazione nella zona euro – potrebbe scattare una raffica di downgrade sovrani e, come conseguenza si potrebbe “riaccendere il dibattito su possibili uscite dall’euro”.

inflazioneeurozonaL’agenzia di rating – che attualmente attribuisce all’Italia un giudizio BBB+ e su cui si esprimerà nuovamente il 24 ottobre – indica che lo scenario attuale dei rating ipotizza una ripartenza dell’inflazione con chiusura a 0,6% nel 2014, 1% nel 2015, 1,3% nel 2016. In questo scenario il Pil dovrebbe crescere dello 0,4% nel 2014, dell’1% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016. Se questo scenario si verificherà migliorerà anche il debito/Pil, attualmente al 137%: 134,4% nel 2014, 133,8% nel 2015, 133,0% nel 2016, fino al 122,0% nel 2022.

Ma c’è anche lo scenario B, quello meno favorevole in cui Fitch ipotizza un protrarsi dell’attuare deflazione (0 nel 2014, -1,5% nel 2015, -1,2% nel 2016 per poi ritornare a 0 in seguito). In questo scenario di “Italia colpita da sindrome giapponese” si uscirebbe dalla recessione solo nel 2017: nel frattempo il Pil perderebbe lo 0,5% nel 2014, 2015 e 2016, con un tasso di disoccupazione in progressiva salita oltre il 13%. Pur tenendo come ipotesi che l’Italia continui a marciare con un avanzo primario (senza quindi contare gli interessi sul debito) compreso tra il 2,4% e il 3%, Fitch ipotizza in questo scenario B un rapporto debito/Pil crescente, con il superamento dell 150% nel 2022.

A quel punto sarebbe difficile che l’Italia possa mantenere il rating BBB+, che per giunta è a soli due gradini dalla soglia non investment grade, esclusa dagli acquisti per policy da molto fondi di investimento.

“Una protratta deflazione potrebbe aumentare l’incertezza sulla capacità della Bce di offrire un’efficace risposta, indebolire il meccanismo di trasmissione monetaria e, in ultimo, riaccendere il dibattito su possibili uscite dall’euro” si legge nel rapporto. “Tale scenario porterebbe probabilmente ad una serie di downgrade, specialmente nella periferia”.

Facciamo il tifo per lo scenario A ma bisogna tener presente che al momento le proiezioni – almeno quelle di crescita del 2014 che vedono secondo Ocse e Confindustria un calo del Pil italiano dello 0,4% quest’anno – sono più vicine allo scenario B (Pil a -0,5%) che non a quello A (Pil a +0,4%).

 

  • gianpuiet |

    Non dimentichiamo che il Giappone gode di sovranità monetaria e di un rating AA per i debiti espressi in valuta straniera e AAA
    per quelli emessi in Yen.
    L’Italia, per sua disgrazia, ha perso lo “jus monetandi” per cui il suo debito non può MAI essere considerato “sovrano” per cui si indebita sembre in una valuta di cui non ha il controllo e, per di più, ha un rating piuttosto basso BBB, inferiore ad esempio di quello della Volkswagen. Fintanto che non si uscirà dall’euro la situazione dell’Italia non potrà che peggiorare.

  • gianpuiet |

    Tanto per cominciare il rating del Giappone è AA sul debito a lungo termine in dollari mentre è AAA sul debito espresso in Yen. Purtroppo l’Italia ha perso la sovranità monetaria e perciò è costretta ad indebitarsi sempre in una valuta straniera di cui non ha il controllo.
    Fintanto che non si abbandonera lo stramaledetto euro la sitazione per l’Italia non potrà che peggiorare !

    VADE RETRO EURO !

  • Robo |

    Dottor Lops, innanzitutto la ringrazio per le sue spiegazione che sono accessibili (quasi sempre) anche ad analfabeti economici quali il sottoscritto. Ho qualche dubbio sulla “giapponesizzazione”: so della stganazione decennale di quel paese e del debito pubblico enorme ma praticamente tutto in mano agli abitanti ed alla banca centrale. Ora in tutti questi anni, mi corregga se sbaglio, la vita dei Giapponesi non mi pare peggiorata. La disoccupazione ed i servizi non ho mai letto fossero preoccupanti in quel paese e i tassi sul debito restano bassi. Per cui prendo l’abbrivio per chiederle: può esistere una deflazione “buona” e per quanto tempo puó restare tale? E a qual prezzo di altri parametri considerando lo specifico caso giapponese? Grazie e cari saluti.

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