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Il rapporto sofferenze bancarie/prestiti balza al 9% dal 7,2%. Qualcuno crede ancora che non sia crisi di domanda?

In questi giorni il dibattito sulla crisi economica dell’Eurozona sta virando convintamente sulle cause naturali. Sono in molti ormai ad ammettere (e tra questi anche qualche figliuol prodigo tra economisti ed esperti) che stiamo vivendo a tutto tondo una crisi della domanda. Il premio Nobel Paul Krugman è andato giù duro: “Dire che è un problema di domanda va contro gli interessi di chi vuole usare la recessione come scusa per smantellare le protezioni sociali”.

Che Krugman abbia ragione o meno non spetta qui dirlo. Possiamo però dire che- come ha ricordato ieri Fitch – misure come il T-Ltro che parte giovedì (prestiti agevolati alle banche da parte della Bce con scadenza a 4 anni) difficilmente daranno una scossa vera all’economia. Perché pur sempre si tratta di strumenti che affrontano la crisi dal lato dell’offerta.

E poi ci sono i dati pubblicati oggi dall’Abi che vanno ulteriormente nella direzione naturale di un osservatore neutrale della crisi: è un problema di domanda. A luglio, secondo il rapporto mensile dell’Abi, le sofferenze lorde bancarie sono in crescita a quota 172,3 miliardi, dai 170,3 miliardi di giugno. Il rapporto tra sofferenze lorde e prestiti è salito così al 9% (era al 7,2% a luglio dell’anno scorso) e non toccava questa soglia dall’ottobre del 1998.

Difficile, di fronte a questi numeri, insistere sul fatto che la domanda non sia l’attore principale nella prolungata crisi che stiamo affrontando.

  • sinapsi81 |

    Io veramente non riesco a spiegarmi perchè il blocco del Nord non porta l’inflazione al 3-4% per un biennio rivalutando i salari e spingendo l’Europa fuori dalla crisi.

    Non c’è altra spiegazione del fanatismo ideologico.

    Non mi possono raccontare che distruggiamo l’Europa per vendere due punti di PIl in Cina.

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