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Quanto vale il mercato degli Abs e (quattro motivi) per cui non risolverà i problemi dell’Eurozona

Pare, dopo la decisione della Bce di ieri di partire da ottobre con l’acquisto di titoli Abs, che l’Eurozona abbia trovato la risposta giusta per uscire dalla perdurante e ormai strutturale crisi. E’ ovviamente l’augurio di tutti (gufi a parte) ma gettarsi in uno slancio di ottimismo potrebbe essere un errore. Almeno per 4 motivi.

1) Il mercato degli Abs in Europa (qui la spiegazione nel dettaglio di cosa sono questi strumenti derivati) è francamente al momento poca cosa, in termini dimensionali. Secondo JP Morgan,  vale circa 1.200 miliardi di euro ma, escludendo le emissioni fuori dall’Eurozona, la somma si riduce a 885 miliardi. Tuttavia, poiché la maggior parte dello stock di Abs esistente è utilizzato come collaterale per accedere alle varie operazioni di pronti contro termine della Bce, nel mercato secondario l’ammontare di Abs disponibili è pari a circa 251 miliardi di euro – poco meno del 2,6% del Pil. “Rispetto alle dimensioni del bilancio della Federal Reserve americana, pari a 4.400 miliardi di dollari (circa 5.700 miliardi di euro) – spiegano Azad Zangana, european Economist di Schroders e Chris Ames, senior Fi portfolio manager di Schroders – gli acquisti di Abs della Bce probabilmente non saranno abbastanza significativi da avere un vero impatto sull’economia reale. Inoltre, dal punto di vista degli operatori di mercato, l’Eurotower probabilmente prenderà il posto degli acquirenti di lungo termine di questa asset class e potrebbe quindi potenzialmente danneggiare il mercato nel lungo periodo”.

2) L’acquisto di Abs è progettato per trasferire il rischio dei pacchetti di prestiti dalle banche all’Eurotower, elemento che in teoria dovrebbe liberare del capitale delle banche stesse in modo che possano incrementare i prestiti alle famiglie e alle imprese. Naturalmente, non c’è alcuna garanzia che gli istituti di credito decidano di aumentare i prestiti, soprattutto poiché alcuni sono sotto pressione – da un punto di vista regolamentario – affinché aumentino le proprie quote di capitale core.

3) E’ singolare che ci si affidi agli Abs per uscire dalla crisi. In fine dei conti sono stati proprio gli Abs (quelli statunitensi però) a far collassare Lehman Brothers e, a cascata, a costringere i Paesi dell’Eurozona a impiegare miliardi di euro (portando il debito pubblico dell’area dal 60% del Pil all’80% dal 2008 al 2010) per salvare molti istituti europei, con portafogli deteriorati propri da titoli Abs e simili (Rmbs, ecc.). Certo, una banca centrale ha il potere di creare moneta e quindi se si pone come garante di ultima istanza di questi strumenti, il discorso cambia (ed è infatti stata questa una parte della strategia della Federal Reserve che prontamente (cinque anni fa) ha iniziato ad acquistare questi titoli tossici dalle banche Usa per ricapitalizzarle). Ma va detto che incentivare l’emissione di titoli derivati (quando appunto sono stati proprio questi a contribuire all’attuale crisi) resta una formula eticamente opinabile, soprattutto per le conseguenze che potrebbe avere nel lungo periodo.

4) Il quarto motivo è probabilmente il più importante ed è ormai diventato una sorta di mantra di questo blog, da mesi (con articoli quiqui, quiqui, qui e qui). Ma è sempre bene ricordarlo: l’Eurozona è arrivata a un livello di crisi strutturale che una politica monetaria (per quanto aggressiva sia e ultimamente, seppur probabilmente con profondo ritardo, la Bce sta dimostrando di esserlo) è comunque inefficace per stimolare l’economia reale. Molti la chiamano “trappola della liquidità”. In ogni caso, la politica monetaria può stimolare l’offerta, ripulire al meglio i bilanci degli istituti di credito ma poco può fare sul lato della domanda. Se imprese e famiglie non domandano credito (ed è ovvia conseguenza del fatto che la crisi ha bruciato 300 miliardi di Pil solo in Italia dal 2008, il che vuol dire meno aziende in circolazione, meno redditi per le famiglie e quindi meno possibilità di accedere a finanziamenti) perché non sono nelle condizioni di farlo, perché mai le banche (che badano a profitti) dovrebbero aprire i rubinetti rischiando di incrementare i prestiti? E’ il tessuto produttivo ed economico che va bonificato, e per farlo non resta che agire, a livello europeo, a livello fiscale. Sgravi fiscali per rimettere la domanda in carreggiata, tanto più che l’offerta è tecnicamente pronta (come dimostrano le tante misure per supportarla annunciate negli ultimi anni dalla Bce).

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  • Giovanni |

    Tutto assolutamente e drammaticamente vero.
    NON rimane che dissolvere questa innaturale anti democratica ed anticapitalista unione monetaria.
    La Germania avrá perso anche la terza guerra come anche il buon Krugman e Feldstein riuscirono a prevedere.

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