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Perché l’euro è sceso ai minimi da otto mesi sul dollaro e 5 mesi sullo yen

Il dilemma dell’euro è che per dare una nuova scossa all’economia dell’Eurozona dovrebbe svalutarsi un po’ (questo l’obiettivo della Bce attraverso l’annuncio delle ultime misure “semi-espansive”) ma in realtà si svaluta non appena arrivano dubbi sulla ripresa dell’economia. Ieri il cambio euro/dollaro è scivolato sotto 1,35 (1,345) toccando i minimi da inizio anno. Una debolezza iniziata nei giorni scorsi quando la Bundesbank ha indicato che la Germania, la locomotiva dell’Eurozona, chiuderà il secondo trimestre del 2014 con una crescita nulla.

Per la Bundesbank, comunque, la crescita «ha perso notevolmente slancio» nei primi due mesi primaverili e soprattutto il settore edile non è riuscito a tenere il passo con il boom invernale. Sull’industria pesano in particolare le tensioni geopolitiche, in particolare la crisi tra Russia e Ucraina e quella in Iraq, che «si riflettono non solo in indicatori prospettici più deboli ma anche in un calo della domanda di beni intermedi» (-1,1% le commesse nella media aprile/maggio).

Sull’andamento dell’economia tedesca pesa il calo della domanda di prodotti dalla Russia, dopo le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. E oggi l’euro continua a trattare sui minimi di quest’anno nei confronti del dollaro e cinque mesi sullo yen, una debolezza cui non è estranea la possibilità – per ora comunque non immediata – di nuove sanzioni contro la Russia e il timore di un loro impatto sulla già fragile ripresa economica in atto nella zona euro.

Come riporta l’agenzia Reuters il vertice di ieri dei ministri degli Esteri Ue ha evitato iniziative contro la Russia, ma ha annunciato l’impegno ad elaborare un pacchetto di sanzioni, su circolazionedei capitali, tecnologie per la difesa e per l’energia, da applicare se Mosca non collaborerà nell’inchiesta sull’abbattimento del volo Malaysian Airlines.

“Sull’euro si stanno accumulando pressioni abbastanza ampie e c’è una seriedi fattori alla base di ciò. L’Europa è direttamente esposta commercialmente alla Russia – in particolare la Germania – quindi le sanzioni potrebbero avere un impatto negativo sull’euro”, spiega lo strategist di Morgan Stanley Ian Stannard. La valuta unica rimane sotto pressione anche contro lo yen, rispetto al quale è scesa stamane a 136,38,ovvero sui minimi da 5 mesi e mezzo.

Inoltre, “si assiste a una ricomposizione dei portafogli di asset finanziari verso il dollaro anche perché oramai i titoli obbligazionari Usa al alto rendimento sono diventati competitivi rispetto ai rendimenti offerti dai titoli di stato dei paesi periferici dell’Eurozona”, commenta un trader.

D’altra parte, secondo gli operatori, la debolezza dell’euro è coerente con le aspettative di nuove mosse espansive da parte della Bce, cui corrisponde invece una politica monetaria negli Stati Uniti ormai saldamente avviata verso la fine della propria fase espansiva. E’ questa la vera molla che potrebbe far scendere l’euro, in presenza di un’area che – per quanto ricca di squilibri – è in surplus delle partite correnti e dove quindi, al netto di politiche monetarie, è tecnicamente impossibile che veda svalutarsi il cambio.