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In Europa un esercito (25 milioni) di disoccupati. Perché non inserire l’obiettivo occupazione tra i paletti di Maastricht?

In questo momento i trattati europei prevedono i seguenti paletti:

1) il deficit/pil non deve superare il 3%

2) il debito/Pil deve tendere al 60% (e chi è oltre, praticamente quasi tutti i Paesi, deve riportarlo entro tale soglia in 20 anni)

3) la Bce monitora l’inflazione affinché sia vicina ma non superiore al 2%

4) i Paesi non possono generare surplus delle partite correnti per oltre il 6% del Pil come media in tre anni

5) i Paesi non possono generare deficit delle partite correnti per oltre il 4% del Pil come media in tre anni

e così via…

Manca un parametro, quello di un obiettivo del tasso di disoccupazione che oggi è mediamente superiore all’11%, gli stessi livelli del dopoguerra (con il problema che a differenza del dopoguerra l’attuale disoccupazione sta diventando strutturale)

Allora perché non inserire anche tra gli obiettivi da raggiungere da ciascun Paese quello di portare il tasso di disoccupazione al 5% che, tanto per intenderci, è l’obiettivo che si è dato in questo momento della politica monetaria della Federal Reserve degli Usa?

Focus sull’enorme massa di disoccupati in Europa e in Italia in questo articolo

  • Enrico Turco |

    Occorre guardare gli obiettivi che l’UE si pone di realizzare. Guardando gli attuali trattati, il TUE e il TFUE, si capisce che gli obiettivi fondamentali sono stabilità dei prezzi e finanze pubbliche sane (art. 119 TFUE) e in nome di questi due obiettivi vengono prese le decisioni (o “indirizzi di massima” art. 121 TFUE) di indirizzo politico economico dalle istituzioni ai vertici.

    Tuttavia le cose una volta erano ben diverse. Andando a guardare il Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea (1957), in particolare il titolo II, parte III – quello che disciplina la politica economica – si può notare come tutta l’attenzione sia rivolta alla politica di congiuntura e alla bilancia dei pagamenti. Secondo l’art. 104, l’obiettivo principale è l’equilibrio della bilancia dei pagamenti in grado da garantire fiducia alla proprio moneta. Inoltre, l’art. 107 stabilisce che la politica dei tassi di cambio è un problema di interesse comune.

    Bene…ora è facile notare come la crisi dell’eurozona, o crisi della bilancia dei pagamenti, sia dovuta ad una “distrazione” del legislatore europeo a non inserire più tale materia all’interno dell’ordinamento. Con l’adozione della moneta unica è vero che i tassi di cambio nominali tra i paesi sono costanti, ma i tassi di cambio reali sono variati eccome! Non a caso, solo nel 2011 con l’approvazione del Six Pack, la Commissione ha introdotto una procedura sugli squilibri macroeconomici, tra cui i punti 4 e 5 da Lei citati nell’articolo.

    Scusate per la lunghezza del commento, spero di essere stato utile.
    Buona giornata e buon lavoro!

  • Franco Tesio |

    Non sarà che lo SCOPO del trattato di Maastricht sia proprio quello di OTTENERE una disoccupazione strutturale tra il 10%. e il 15% per abbassare il costo del lavoro?
    E proprio adesso che viene raggiunto lo vuoi subito sciupare?

  • mezzo pensante |

    perchè Maastricht è nato proprio come punto di partenza per riaffermare il dominio del mercato. corretto ovviamente per proteggere i big players.

    ma una delle cose che non è mai stata in discussione (e un motivo ci sarà) è stata la tutela del livello occupazionale.

    la disoccupazione naturale, intesa come livello adeguato al funzionamento di un mercato del lavoro neoliberalmente inteso, è sempre stata una dei capisaldi della costruzione europea.

    tant’è che anche nei paesi core, pur essendo bassa la disoccupazione, è assai diffusa la sottoccupazione tramite lavori pagati a livello da schiavismo con sussidio governativo annesso per evitare rivolte di piazza conseguenti.

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