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Perché le banche dovrebbero prestare soldi ad attori potenzialmente insolventi?

Siamo in una fase delicata in cui chi ha i soldi non ne ha bisogno di altri e chi non li ha fa fatica ad ottenere prestiti perché si tratta di clienti considerati troppo rischiosi dalle banche che non sono chiamate a svolgere un’attività “sociale”. Si può sintetizzare così il momento attuale che sta vivendo l’Eurozona. Gli strumenti a disposizione della Bce sia convenzionali che non (fra cui rientrano quelli del pacchetto di misure espansionistiche annunciato il 5 giugno) non bastano per far ripartire l’Eurozona. Ecco perché.

D’altra parte, perché le banche dovrebbero prestare soldi ad attori economici (famiglie e imprese) potenzialmente insolventi? Con rating (livelli di solvibilità) deteriorati dai colpi dell’ultima pesante crisi (bolla del debito privato scoppiato nel 2008)? Le banche svolgono un’attività privata, volta a far profitti. Non si tratta di un’attività sociale. Questo è l’equivoco di fondo. Ed è per questo che la Bce non è l’organismo adatto per far uscire l’Eurozona e i suoi quasi 20 milioni di disoccupati dal pantano.

Il professor Terzi di politica monetaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore spiega: “La frammentazione del mercato interbancario sta gradualmente regredendo, ma rimane oggetto d’attenzione della BCE. Se l’azione avrà successo, sarà come aver slegato le gambe alle banche: che poi si mettano a camminare, a correre, o restino ferme, non dipenderà dalla BCE, ma dallo stato della domanda per consumi e investimenti che resta compressa dalla politica di rigore fiscale”.

Approfondimento sul perché la Bce non basta a far ripartire l’economia in questo articolo.