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L’illusione della discesa dei tassi in Europa

Nell’Eurozona è in corso un’illusione collettiva. Una sorta di ipnosi da mercati. I tassi nominali dei titoli di Stato stanno scendendo, con quelli della periferia che riducono lo spread con la Germania. Va però detto che in questa dinamica molto conta il semplice aggiustamento dei rendimenti nominali sull’andamento dell’inflazione dei vari Paesi e sulle aspettative dell’inflazione nei prossimi anni. Quel che conta è in sostanza osservare i rendimenti reali. E questi ci dicono che le cose non stanno molto meglio di prima. Anzi.

Un po’ di tempo fa, quando i rendimenti nominali dei BTp a 10 anni erano superiori al 4% l’inflazione era al 2%. Oggi il BTp è al minimo storico del 2,7% ma l’inflazione è scesa allo 0,5%. In termini reali, quindi poco è cambiato: se l’inflazione non dovesse risalire il costo reale del debito resta lo stesso, nonostante il calo nominale dei tassi.

E’ poi vero che si sta riducendo lo spread con la Germania (sempre considerando i tassi nominali): siamo a circa 150 punti. Ma è anche vero che in in Germania l’inflazione è più alta (1%) così come le aspettative nei prossimi anni. Quindi lo spread reale (quello depurato appunto per il differenziale dei tassi di inflazione) sarebbe più alto.

Dinamiche da osservare, se non altro per non illudersi che la riduzione dei tassi sul mercato corrisponda a un momento di euforia e di straordinario appeal per l’Italia. Certo, non siamo più in fase critica (ma questo solo grazie al “whatever it takes” di Draghi del luglio 2012 con il quale la Bce, pur con clamoroso ritardo, ha finalmente garantito gli Stati che rappresenta dinanzi ai mercati. Ma è presto per cantare vittoria perché l’analisi a raggi x (reali) dei tassi ci dice che poco è cambiato rispetto a qualche tempo fa, quando viaggiavamo su tassi nominali più alti e “sembrava” che il debito costasse di più.

La stessa lettura a raggi x ci dà inoltre un’altra, e questa volta senza dubbio spiacevole, notizia. Comprando BTp a 10 anni al 2,7% i mercati scontano uno scenario di bassa inflazione/deflazione anche nel lungo periodo. E, si sa, confidare in una crescita dell’economia reale senza un minimo di inflazione (2-3%) è quasi impossibile. La deflazione può far bene solo agli investitori che intascano così cedole reali più alte pagate dagli Stati. Stati che però nel frattempo rimandano così le loro chance di crescita effettiva e di avvicinamento della domanda aggregata intorno al potenziale produttivo, unica via per ridurre il tasso di disoccupazione, oggi sugli stessi livelli del dopoguerra.

Approfondimento su l’illusione della discesa dei tassi sul Sole 24 Ore

  • Fla |

    @Piergiorgio: corretto, l’inflazione non resterà a lungo allo 0,5%, calerà ancora. Finiremo in deflazione come sta già accadendo http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/06/13/deflazione-per-livorno-e-verona-a-roma-inflazione-a-livello-zero-_38385cb0-ce87-42f7-8b73-0010a8f8bc0b.html . E saranno dolori… se il titolo di Stato da il 2,7% ma i prezzi calano dello 0,5% il valore reale è 3,2%! L’onere del debito diventa più pesante! E ciò significa maggiori tasse e tagli spesa pubblica… andiamo a vedere al netto degli interessi come sta l’avanzo primario da vent’anni a questa parte…

  • Piergiorgio |

    L’analisi è corretta. Ma l’inflazione in Italia non resterà a lungo allo 0,5% mentre i tassi credo rimarranno bassi per un po’.
    E comunque lo Stato risparmia in ytermini di interessi da pagare, così come anche chi fa un mutuo per comprar casa e vede scendere sia i tassi (Euribor) che finalmente gli spread applicati dalle banche (anche se non ai livelli di qualche anno fa).

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