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Lettera ad @Angie_Merkel

Gentile cancelliera,

le scrivo nella speranza di chiarire un po’ di crucci che nascono analizzando l’attuale situazione dell’Eurozona. Le scrivo dopo aver scritto al premier Renzi e dopo il vostro recente incontro, che a quanto lei dice l’ha molto colpita. Da questo incontro è stato ribadito che l’Italia proseguirà nel percorso di riforme per rendere più competitiva la propria economia.

Ma sono stati ribaditi anche nettamente i principi dell’austerità, come l’impossibilità di sforare il deficit/Pil al 3%. Non si è parlato poi del Fiscal compact (che dal 2016 dovrebbe comportare se non verrà modificato manovre correttive automatiche in Italia che potrebbero essere di 50 miliardi di euro l’anno) nè tantomeno degli Eurobond e dell’ipotesi di mutualizzare il debito tra i 18 Paesi che condividono il cambio.

Certo, ci avviciniamo alle elezioni europee di fine maggio ed è meglio sorridere e fingere che vada tutto bene. Ma le cose in realtà non stanno andando affatto bene, almeno per la maggior parte dei cittadini dell’Eurozona. Ho pertanto qualche questione da porle.

1) Se gli italiani (in particolare quelli del Sud e delle isole) stanno emigrando verso la Germania nella speranza di trovare lavoro è solo colpa dell’Italia mal gestita dove le cose non funzionano, quell’Italia dove la corruzione “costerebbe” almeno 60 miliardi di euro l’anno (ma su questi calcoli ci sono forti dubbi, a cui aggiungere 180 miliardi di evasione) oppure è anche colpa degli squilibri all’interno dell’area che la Germania ha contribuito (con un ruolo da protagonista) a creare?

Quando parlo di questi squilibri mi riferisco al fatto che l’economia tedesca stia in questo momento accettando solo la parte buona dell’euro (ovvero quella che le permette di operare a tempo intedeterminato con un cambio svalutato del 30-40% rispetto ai fondamentali dell’economia tedesca). Mi riferisco al fatto che, a fronte di questo incredibile vantaggio economico che consente al suo Paese di generare un surplus commerciale di oltre 200 miliardi di euro l’anno (superiore a quello della Cina) lei si oppone da sempre al processo di unione fiscale e di condivisione del debito (che sarebbe la parte “cattiva” dell’euro) sostenendo che in questo caso favorirebbe il moral hazard dei Paesi del Sud.

Ma questa visione pare un tantino miope perché così come è moral hazard condividere il debito con il più forte senza impegnarsi a cambiare, moral hazard è anche prestare miliardi di euro ai più deboli in assenza di rischio cambio e a tassi più alti rispetto a quelli che percepirebbero le banche tedesche in casa madre. Ed è questo che il suo Paese ha fatto: inondare il Sud Europa di prestiti facili, denaro fresco con cui poi i cittadini dell’Eurozona si indebitavano per acquistare le merci tedesche, vendute a prezzi più bassi grazie a un tasso di cambio reale più favorevole (dato che per 15 anni dopo un percorso di svalutazione salariale operata dall’ex ministro Hartz, lo stesso coinvolto nello scandalo bustarelle per corruzione ai sindacati, la Germania è riuscita a generare meno inflazione rispetto ai partner/competitor). Dove sta la verità, cancelliera?

2) Veniamo al secondo cruccio. E’ evidente che, procedendo con questo indebito vantaggio (che ripeto consiste nell’operarare a tempo indeterminato con un cambio svalutato all’interno di un’area valutaria che conta anche il maggiore competitor internazionale sulla manifattura ovvero l’Italia) la politica monetaria di cui avrebbe bisogno la Germania non coincide con quella dei Paesi del Sud Europa.

Lei vorrebbe probabilmente che la Bce alzasse i tassi, gli altri Paesi (e anche i mercati finanziari come dimostrano i continui apprezzamenti dell’euro ormai a 1,4 dollari e sempre più lontano dal valore corretto a 1,2 secondo il principio della parità dei poteri di acquisto) invece vorrebbero nuove misure espansive. La Bce deve compiere questo difficile compito di mediazione tra due esigenze completamente diverse (non è facile mediare a favore del Sud se si ha sede a Francoforte anche se il governatore è un italiano).

Però si rende conto che ponendo il veto nel direttivo Bce a nuovi allentamenti monetari (e quindi favorendo la risalita dell’euro) spinge il Sud Europa in deflazione, ne allontana la capacità di crescita della domanda interna e, soprattutto, in modo lampante ne giova in qualità di super creditore (sempre per quei prestiti elargiti facilmente in assenza di rischio cambio e quindi non esenti da moral hazard?). Non le viene in mente che la coscienza dei debitori possa risvegliarsi e far capire loro che i suoi “consigli” ai Paesi del Sud (non ultimo quello ripetuto ieri a Renzi di proseguire nella lunga strada delle riforme e di mantenere un atteggiamento di austerità) siano viziati da un tantino di conflitto di interessi, quel conflitto di chi ha un credito di oltre 600 miliardi di euro nei confronti del Sud Europa e ha paura di vederselo erodere con qualche punto di inflazione?

3) Anche questo terzo cruccio è quasi ormai un tarlo. In qualsiasi scienza un malato viene curato. La botanica insegna che se un pianta è arida bisogna darle acqua. La medicina ci dice che quando il corpo non è in salute bisogna dargli i giusti e salutari alimenti per riportare l’omeostasi. Anche in economia (non quella arzigogolata ma quella for dummies) ci dice che quando un Paese è in recessione ha bisogno di stimoli per poter tornare a crescere.

Bene, la Germania nei momenti più difficili ha avuto tanti stimoli. Si ricorda per caso quello che è successo nel 1953 quando fu siglato il patto di Londra? Ben 60 Paesi (tra cui Italia, Grecia e Spagna) furono favorevoli a cancellare una buona parte del debito estero della Germania, salito alle stelle dopo aver perso la Seconda Guerra mondiale. Perché adesso non porge l’altra guancia e piuttosto insiste nel “consigliare” un’austerity senza fine a Paesi che avrebbero bisogno di innaffiare la propria economia con nuovi capitali piuttosto che vedersi costretti a fare il gioco delle tre carte tra i vari ceti sociali (togliere ai pensionati per dare ai lavoratori, oppure togliere a chi ha una casa per dare a chi non ha un lavoro) da un’austerità che, ancora una volta, va a vantaggio di chi ha accumulato molto credito? Del resto, aver generato meno inflazione dai 20 ai 40 punti per 15 anni rispetto ad altri Paesi della stessa area valutaria equivale per certi versi ad aver vinto una guerra.