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Il super euro fa bene solo a chi va in vacanza ma spinge deflazione e costo reale del debito

A febbraio l'inflazione in Italia è diminuita dello 0,1% mentre su base annua si è attestata allo 0,5% (rispetto allo 0,7% di gennaio). Questi numeri indicano che l'Italia è in un evidente stato di disinflazione. Questo sta facendo aumentare il costo reale del debito (pur calando i tassi a livello nominale) e sta scoraggiando le prospettive di una convincente ripresa economica.

A questo fenomeno è collegato quello del super euro che, diciamocela tutta, fa comodo solo a chi va in vacanza. Peccato che quando si va in vancanza all'estero si smuove il Pil del Paese ospitante (che aumenta il saldo delle partite correnti nella voce esportazione servizi) e non quello interno. E invece in questo momento l'Italia avrebbe un disperato bisogno di far salire il Pil, inchiodato sui livelli del 2001. Con un Pil più forte si riequilibrerebbero anche i paletti europei, per cui veniamo costantemente bacchettati (qualuque sia il premier al comando) dall'Europa. Oggi la Bce ha sottolineato che l'Italia non sta facendo progressi tangibili per ridurre il deficit/Pil. Ma dato che il Pil è al denominatore, se aumentasse riposizionerebbe meglio il rapporto, così come quello del debito/Pil che ormai viaggia oltre il 130%.

La disinflazione però non dà una mano. Sia perché è sintomatica di un calo dei consumi, che rappresentano oltre il 60% del Pil italiano, sia perché aumenta il costo reale del debito. Ma non solo. La disinflazione si ripercuote anche indirettamente sulle esportazioni perché strettamente connessa a un euro forte.

Secondo uno studio della Bce ogni apprezzamento dell'euro del 10% sul dollaro equivale a un calo dell'inflazione di 50 punti. E l'euro oggi ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni e mezzo, vicino a quota 1,4. Il problema è che secondo molti analisti – pur avendo un valore corretto di 1,2 dollari calcolando con il criterio della parità del potere di acquisto – l'euro potrebbe nel breve periodo spingersi anche fino a 1,5 dollari, in assenza di manovre espansionistiche della Bce. Ipotesi che incrementerebbe il processo di disinflazione e darebbe un'ulteriore mazzata all'export italiano, che solo nel 2012 è tornato a superare l'import dopo 10 anni di dipendenza dall'estero per il Paese (con crescita del debito estero).

Ma perché la Bce allora non espande? Si sa, quando una pianta sta male sarebbe meglio darle più acqua. Invece finora l'acqua è stata canalizzata più sul circuito bancario e meno sugli Stati che invece sono stati chiamati a rimpolpare il debito dal 2008 in poi, proprio per aiutare le banche (è stato da allora che il debito pubblico medio dell'Ue è cresciuto dal 60% all'80%).

Il problema è che la Bce è chiamata a sintetizzare con un un'unica politica monetaria esigenze diverse per Paesi diversi. In questo momento la periferia dell'Eurozona e la Francia avrebbero certamente bisogno di una misura espansiva che rilanci la crescita e allontani la deflazione (che in Grecia e Portogallo è ufficiale mentre la Spagna viaggia a prezzi ormai azzerati). Mentre la Germania (che ha un'inflazione più alta e pari all'1,3%) ne ha meno bisogno, non a caso certi ambienti tedeschi sarebbero perfino favorevoli a un'ulteriore stretta, cioè a un rialzo dei tassi. 

Le differenti esigenze rispecchiano anche una condizione di partenza profondamente diversa. La Germania figura come creditore netto dei Paesi della periferia (come documentato dai saldi Target 2) mentre gli altri sono debitori netti. E' chiaro che l'inflazione penalizza i creditori che si vedono ripagati quindi con una moneta che vale meno rispetto al credito concesso. Anche in questo senso la Bce è chiamata a sintetizzare in un'unica azione interessi divergenti all'interno della stessa area.

E questo è un ulteriore squilibrio da risolvere. E certo non si risolve con la scelta (perlomeno così è adesso) dell'immobilismo che favorisce un'impennata dell'euro.

Ulteriore approfondimento sul Sole 24 Ore

  • flori2 |

    Il mio stipendio non cresce, anzi meno male che ce l’ho. Perchè i prezzi devono crescere ancora? I servizi aumentano, tutti, i carburanti idem. Cosa faccio, compro con i soldi del monopoli?

  • pier |

    “all’export italiano, che solo nel 2012 è tornato a superare l’import dopo 10 anni di dipendenza dall’estero per il Paese (con crescita del debito estero).”
    domanda da neofita, o meglio da lettore di un articolo di Bagnai su qs tema: se la Ca ha segno + vuole dire che l’export è maggiore dell’import; potrebbe darsi il caso che l’export è rimasto costante ma è diminuito l’import a causa delle manovre di austerità? austerità porta a diminuzione del reddito e qindi minore import, e su lungo periodo svalutazione interna e quindi diminuzione dei redditi con diminuzione del Clup e quindi aumento dell’export: et voilà, la ca aumenta ma a che prezzo?
    grazie

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