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Perché Delrio ha fatto marcia indietro sul tassare BoT e BTp alle nonne

"Se una signora anziana ha messo da parte 100 mila euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo". Così Delrio, nuovo sottosegretario alla presidenza del consiglio domenica 23 febbraio.

Ecco Delrio in una bella intervista al Sole 24 Ore, tre giorni dopo: "Né io né nessuno ha mai detto che tasseremo i BoT. Stiamo facendo una grande operazione di riduzione fiscale su lavoratori e imprese, se in questo ambito eleveremo la tassazione delle rendite finanziarie a livello europeo non credo sia uno scandalo. Ma l'intervento riguarderà solo i grandi risparmiatori, non le vecchiette con pochi BoT". 

Incrociando le dichiarazioni, sembra proprio che un paio di notti abbiano portato consiglio e che Delrio abbia abbassato il tiro sull'ipotesi di aumentare la tassazione per l'universo dei BoT people.

Sono state le polemiche a fargli cambiare il tiro? Magari sì, magari no. Potrebbe anche essere stato il fatto che è indispensabile andare, come sempre, più in profondità per capire quale sarebbe/sarebbe stato l'impatto di una misura così impopolare. Potrebbe infatti scatenare almeno tre effetti a catena.

1) In termini di rendite finanziarie l'ammontare dei titoli in circolazione (su cui maturano interessi debitori) vanno divisi tra "nettisti" e "lordisti". I nettisti sono quelli che pagano la ritenuta sulla rendita alla fonte e quindi si vedono direttamente accreditata sul conto corrente la rendita decurtata in questo momento del 12,5% (l'intermediario funge da sostituto di imposta). I "lordisti" sono i grandi investitori istituzionali (banche, fondi, assicurazioni, ecc.) che non subiscono alcun prelievo alla fonte ma pagano le tasse in base a quanto i proventi finanziari incidono sul loro bilancio. Questa categoria è INDIFFERENTE ALL'ALIQUOTA DECISA DALLO STATO ed è la fetta principale tra quelli che detengono il debito pubblico circolante (1.730 miliardi) dell'Italia. Si consideri che banche e assicurazioni italiane (i lordisti di casa nostra) ne detengono circa 800 miliardi e che gli investitori internazionali esteri (i lordisti esogeni) ne detengono circa 700 miliardi. I nettisti italiani (le famiglie, i BoT people) ne hanno 183.

In pratica l'innalzamento dell'aliquota sulle rendite finanziarie andrebbe a colpire unicamente i nettisti, ovvero le famiglie, ovvero coloro che detengono appena il 10% del debito italiano. Quindi non sarebbe un granché in termini di entrata, ma piuttosto potrebbe agire da deterrente verso futuri investimenti da parte di una categoria – si pensi alle straordinarie adesioni al BTp Italia da parte delle famiglie nel 2011-2012 – che ha creduto e puntato sull'Italia in uno dei momenti peggiori della storia del debito pubblico.

2) Il secondo anello debole di un aumento dell'aliquota sulle rendite finanziarie è che questa potrebbe in ogni caso far diminuire la domanda sui titoli italiani. E di conseguenza far crescere i rendimenti per sopperire al calo della domanda. Tassi più alti equivalgono a interessi sul debito più alti. Il tutto rischierebbe di vanificare quindi il minimo gettito che deriverebbe da un aumento dell'aliquota sulle rendite dei bond governativi italiani.

3) Il terzo punto è che viviamo ormai in un mondo – quella della libera circolazione dei capitali – in cui i Paesi per reggere il meccanismo della moneta-debito sono vulnerabili ai flussi di capitale stranieri. Per cui l'asset più importante per un Paese è divenuto la sostenibilità potenziale del proprio debito. Se questa vacilla lo scotto da pagare è alto (come hanno dimostrato gli anni più bui dell'ultima crisi, con lo spread a 10 anni vicino a quota 600 e quello sui titoli a breve oltre 700 punti).

Quindi prima di toccare le corde che regolano il debito pubblico è bene pensarci due volte. E forse questo che ha fatto Delrio dopo quelle prime dichiarazioni di una domenica che adesso non c'è più.

  • Gianpietro Segato |

    Mi sembra di capire che , sostanzialmente, abbia fatto marcia indietro perché aveva detto una stupidaggine.

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