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L’Irlanda è guarita o è ancora profondamente malata? Un’analisi dietro le quinte

L'Irlanda è guarita o è ancora profondamente malata? Certo, è tornata sul mercato primario, segnale che la fiducia degli investitori istituzionali, a due anni dal maxi-salvataggio europeo, è tornata. Ma proprio perché il salvataggio non è un regalo ma un prestito (un ulteriore debito) i conti dell'Irlanda, che per molti sarebbe da non più includere nell'acronimo "Pigs", rivelano degli scompensi non da poco.

– Il debito/Pil è balzato al 121% (il salvataggio bancario è pesato sulle spalle dei contribuenti e quindi a carico del debito pubblico)

– Il debito privato è oltre il 200% del Pil segnando il più alto tasso di debito procapite al mondo

– Il tasso di disoccupazione è superiore al 12 con un incremento esponenziale del tasso di emigrazione.

Sono numeri che devono far riflettere, numeri che potrebbero segnare come potenziali segnali d'allarme per una crisi futura, per un Paese che a conti fatti oggi paga meno dell'Italia per indebitarsi e quasi quanto la Tripla A Inghilterra.

Ricevo e pubblico un'analisi di uno studente del Master in comunicazione del Sole 24 Ore

di Mario Grigoletti

Una storia di successo. Questo è lo slogan che rimbalza tra tutte le istituzioni europee per descrivere il caso irlandese.

Dopo aver passato gli ultimi tre anni sotto il rigido controllo della Troika – Fmi,Bce,Ue -, il ritorno a finanziarsi sui mercati di quella che fu definita “La tigre celtica”, è stato salutato da una gran numero di osservatori europei come la prova tangibile del successo delle politiche d’austerità imposte a Dublino in seguito della crisi della bolla immobiliare del 2010. Dalla cancelliera Merkel, che ha elogiato l'Irlanda come un esempio di come i Paesi in crisi si possano riprendere, a Jörg Asmussen, membro del board della Bce, che ha commentato: "il programma irlandese è una storia di successo", le lodi della ripresa irlandese e della fedele attuazione delle politiche di risanamento attuate, sono il messaggio da veicolare ai media: come ha chiosato in ottobre il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: "l'Irlanda ha fatto quello che doveva fare. E ora va tutto bene."

Ma cerchiamo di capire.

A seguito dello scoppio della bolla immobiliare nel 2008, seguito poi collasso bancario nel 2010, l’Irlanda ha dovuto chiedere circa 80 miliardi di euro di salvataggio alla Troika. A fronte di ciò, Dublino è stata costretta ad attuare durissime misure d’austerità, che hanno portato ad una spirale catastrofica per l'economia dell'isola e per il suo popolo. Ma il piano di salvataggio non si limitava a questo. Si, perché se da una parte il popolo irlandese doveva fare fronte a severi tagli ai salari, al welfare, alla sanità e all’istruzione, con l’altra mano, al fine di proteggere il fragile sistema bancario europeo dalle ripercussioni delle grosse perdite che avrebbe subito, la Bce ha richiesto al governo di Dublino di spostare le perdite delle cinque maggiori banche irlandesi, del valore di 60 miliardi, sulle spalle dei contribuenti.

Ma arriviamo ad oggi. La situazione sembrerebbe in effetti migliorata. La crescita è stata dello 1,5% nel 2013 e parte dell’economia irlandese è tra le più globali ed avanzate del mondo occidentale. Infatti, grazie alla strategia industriale di 20 anni fa e soprattutto alla bassissima aliquota fiscale sulle società del 12,5%, molte aziende farmaceutiche e Hi-Tech, come Facebook, Twitter e Google, si sono stabilite a Dublino. Questo ha portato la quota delle esportazioni, grazie a queste aziende, al 108% del Pil e il surplus delle partite correnti al 4% del Pil. Come sottolinea Evans-Pritchard sul Telegraph: “L’Irlanda è più competitiva rispetto alla Germania, con un mercato del lavoro flessibile e una delle economie europee più dinamiche e aperte. Si piazza al 15° posto nell’indice della Banca Mondiale per la facilità di fare impresa, lo stato dell’eurozona meglio piazzato dopo la Finlandia, rispetto al 30° posto del Portogallo, 44° della Spagna, 73° dell'Italia e 78° della Grecia. Questo le dà un trampolino di lancio unico per la ripresa.”

Ma nonostante un ambiente economico avanzato e dinamico e un basso livello di tassazione, i dati macroeconomici irlandesi stonano profondamente ed evidenziano il fallimento della “cura da cavallo” dei recenti anni passati:

  • il debito pubblico irlandese, uno dei più bassi all’inizio della crisi, è aumentato dal 64% del 2009 al 121% del 2013;
  • il deficit è stabile al 7,3% del Pil;
  • l’indebitamento privato delle famiglie è al 200% del Pil;
  • tasso di disoccupazione è al 12,6%

Quest’ultimo dato è particolarmente importante. Un elemento spesso utilizzato per avvalorare la tesi di una ripresa avviata e per sostenere la bontà delle politiche effettuate è proprio il tasso di disoccupazione; quest’ultimo infatti rispetto allo scorso anno è sceso dal 14,5% al 12,6%. Quello che spesso però viene omesso dietro a questo miglioramento è il tasso di emigrazione. Quasi 90.000 persone sono emigrate tra l’aprile del 2012 e l’aprile del 2013, e a partire dalla crisi del 2008 se ne sono andate circa 400.000, la cifra impressionante se si considera che l’Irlanda ha una popolazione complessiva di 4,5 milioni di abitanti. La cosa desta ancor più preoccupazione se si considera che in questa migrazione, come sottolinea un recente articolo apparso sul NY Times: “la maggior parte degli emigranti sono laureati e che quasi la metà di loro ha lasciato un'occupazione a tempo pieno in Irlanda per andare all'estero. Questi non sono profughi disperati; sono giovani brillanti, che non credono più che l’Irlanda possa dar loro le opportunità che desiderano. Semplicemente non si sono bevuti la favola della trionfante ripresa.”

Un altro dato che incrina la retorica del successo irlandese riguarda i suoi titoli di Stato. Come abbiamo detto all’inizio l’Irlanda è tornata a finanziarsi sui mercati, scelta coraggiosa da parte del governo che ha rifiutato una linea di credito precauzionale dal fondo di salvataggio dell'Ue e sopratutto perché il suo rating (giudizio di affidabilità del debito) era considerato ancora spazzatura. Pochi giorni fa però l’agenzia di rating Moody’s ha alzato il rating irlandese da Ba1(spazzatura) a Baa3 con Outlook – previsione futura – positivo. Come sottolinea anche il Sole 24 Ore, questa è una notizia positiva per l’Irlanda, che potrà contare su di un ampia domanda, ma alquanto sospetta: “Nelle ultime sedute ci sono stati però momenti in cui i titoli irlandesi quotati sul mercato secondario hanno prezzato gli stessi rendimenti dei titoli inglesi che hanno un rating profondamente distante (e migliore) rispetto a quello di Dublino. La "quasi" tripla A dell'Inghilterra (AA1, Moody's le ha tolto la tripla A nel febbraio 2013 abbassando il giudizio di un gradino) si scontra infatti con la "quasi" tripla B dell'Irlanda. Per quanto in passato i rating siano finiti nell'occhio del ciclone per non aver fotografo in modo tempestivo situazioni d'allarme (la stessa Lehman Brothers prima del fallimento nel settembre 2008 vantava un ottimo rating, ovvero "A") quando titoli con giudizi differenti pagano un "premio al rischio" (ovvero un rendimento) simile, c'è qualcosa di anomalo. Un'esuberanza che spesso in passato si è rivelata irrazionale.”

La storia di successo dell’Irlanda sembra più uno specchietto per le allodole dell’Ue che una realtà vera e propria. Il piano di salvataggio è stato doloroso e, per adesso, non ha portato i frutti sperati ne a livello di dati macroeconomici, ne a livello di crescita dato che il Fmi aveva predetto una crescita del 5,25% del Pil tra il 2011 e il 2013. Il tasso di emigrazione è sintomo di un forte disagio sociale e se questo non è ancora sfociato in violente manifestazioni di piazza o estremismi politici, cosa non difficile dato il passato dell’isola, è solo grazie alla stretta collaborazione tra sindacati, imprese e governo nazionale. In fine, il ritorno sui mercati e gli eccessivamente buoni rendimenti dei titoli di Stato a dispetto del rating, fanno presagire anomalie che potrebbero essere segnali di una bolla.

A dispetto degli annunci, a livello macro l’austerità imposta dalla Troika o potrebbe aver peggiorato la situazione. Se l’Irlanda ha fatto i compiti a casa, le politiche d’austerità sono state ancora bocciate.

  • PINGUINOECONOMICO |

    Analisi corretta e pienamente condivisa. Il Paese ha il + alto debito/procapite al mondo. Oggi FMI ha rivisto le stime della crescita 2014 al ribasso al +0,4% (peanuts… )
    Prezzi immobili in ripresa, solo a Dublino, per acquisti fondi speculativi.
    NO WAY, i nodi verranno presto di nuovo al pettine…

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