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L’Italia è il Paese più ricco del G7. Perché l’Europa non ne tiene conto?

Tra i Paesi del G7 l'Italia vanta un primato spesso ignorato: la più alta ricchezza netta delle famiglie in rapporto al reddito disponibile. I dati Ocse (con l'ultimo update che risale al 13 giugno 2013 e che fanno un bilancio fino al 2011)

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indicano che sommando algebricamente attività finanziarie, attività reali (immobili in sostanza) e passività finanziarie le famiglie italiane hanno una ricchezza netta dell'852,8% rispetto al reddito disponibile. Per dirla in gergo contabile sono meglio patrimonializzate delle altre famiglie delle economie che nel 1976 – quando è stato istituito il G7 – erano le più potenti al mondo. Circa il 70% della ricchezza netta delle famiglie italiane è detenuto in attività reali, il restante 30% in asset finanziari. 

Proporzione simile anche per la Francia che però è al terzo gradino (dopo l'Inghilterra) con una ricchezza netta pari all'809% del reddito disponibile. Poi segue il Giappone in cui la componente finanziaria netta supera quelle delle attività reali. E' risaputo, infatti, che circa il 90% dell'enorme debito pubblico nipponico è "interno", ovvero detenuto dagli stessi cittadini giapponesi (ciò lo rende meno vulnerabile da attacchi finanziari nel breve periodo ma certamente più esposto a dinamiche demografiche).

Quinta la Germania (627%) seguita dagli Stati Uniti che, al pari del Giappone, detengono attività finanziarie superiori a quelle reali.

L'Italia è al primo posto di questa classifica. Le famiglie sono meglio patrimonializzate che altrove. Questo dato fa il paio con un altro primato – indicato dalla Commissione europea nel Financial Sustainability Report 2012 – che emerge dall'indice di sostenibiltà del debito S2. Questo indice non calcola solo l'ammontare del debito ma tiene anche conto del flusso degli avanzi primari futuri, degli interessi attesi e delle future spese demografiche (pensioni e sanità). Ne risulta che il debito pubblico italiano è il più sostenibile fra tutti quelli dell'Unione europea nel lungo periodo. 

A questo punto, la domanda è: come mai nei parametri di Maastricht e successivi non si tiene conto di queste ponderazioni? Ci si sofferma solo su un lato della medaglia (deficit, debito) e non si analizza in profondità il corrisponde attivo (come farebbe un qualsiasi ragioniere nella logica della partita doppia)?

  • Maurizio |

    Siamo i più ricchi perchè siamo i più furbi, sarebbe interessante capire come abbiamo taroccato i conti, intanto datemi lo stipendio mensile dei tedeschi!!! e datemi i servizi che da lo stato in Francia, Germania e il 90% dell’ Europa. Siamo sull’ orlo del burrone a forza di raccontare balle e la maggior parte degli italiani ci crede.

  • IO |

    Non è vero che non ne tengono conto. Ne tengono conto eccome PER FARCI PAGARE SEMPRE + TASSE e SVENDERE tutta quella RICCHEZZA ACCUMULATA. E’ per quello che vogliono IMPEDIRCI di USCIRE dall’EURO. Per FOTTERCI i nostri RISPARMI. FOTTUTI CRIMINALI ( a cominciare da quelli nostrani, ossia i vari Monti, Letta, ecc… ).

  • Costantino Rover |

    L’Europa ne tiene conto eccome, mica per niente ci vuole tenere nell’Euro… per portarci via anche le mutande.

  • MARCO MERONI |

    Forse è meglio che non ne tenga conto perché essere più ricchi vuole dire pagare di più nella cassa comune.
    Poi un conto è essere ricchi e un altro è la capacità di produrre ricchezza.

  • Netsaver |

    Però, se proprio si vuole collegare sostenibilità del debito e patrimonio delle famiglie, la risposta potrebbe essere la seguente:
    1) si crea uno strumento affidabile di valutazione di patrimoni e redditi (es. ISEE aggiornato)
    2) si determina in base al patrimonio complessivo stimato (e garantito tramite il patrimonio immobiliare) un’imposta da restituire, un prestito ottenuto mediante l’acquisto forzoso di Italian Bond a interessi zero (o giù di lì), allo scopo di finanziare il debito attraverso il patrimonio privato.
    3) tutti gli interessi risparmiati vengono destinati alla riduzione del debito, fino ad un ammontare di almeno 800 MLD in 20 anni (50% PIL). Il debito/PIL scende in 20 anni dal 130% all’80%.
    4) tutti gli evasori fiscali che non possono giustificare la propria posizione in base all’ISEE sono penalizzati alla restituzione del bond. Anche tali risorse sono destinate alla riduzione del debito. Man mano che il debito scende, gli interessi scendono più che proporzionalmente e tale eccedenza viene utilizzata per finanziare la crescita.
    Ovviamente tutto questo non funziona se non si taglia contestualmente la spesa centrale e periferica in modo da chiudere tutti i rubinetti e garantire il pareggio di bilancio strutturale.

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