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Nella crisi del settimo anno i capitali ritornano alla periferia dal centro

I dati del terzo trimestre diffusi questa mattina dimostrano che la ripresa "s'ha ancora da venire". Il prodotto interno lordo della Germania (la locomotiva europea) è cresciuto dello 0,3%, in evidente rallentamento rispetto allo 0,7% del secondo trimestre. L'economia francese (la seconda dell'Eurozona) è andata indietro (-0,1%) al pari di quella italiana (la terza) che ha registrato il nono calo trimestrale consecutivo e che su base annua ha perso l'1,9 per cento.

Questi sono i dati dell'economia reale che le autorità stimano in crescita nel 2014, e questo ce lo auguriamo. I numeri indicano che la crisi iniziata nel 2007 non se ne è ancora andata e che stiamo a conti fatti affrontando la "crisi del settimo anno". Si dice che nelle relazioni amorose il settimo sia un anno decisivo per una svolta nel bene e nel male, nei prossimi mesi scopriremo se sarà così per l'economia reale.

Ma intanto c'è qualcosa che si muove. I flussi Target 2 – il cervellone che regola i capitali tra Banca centrale europea e banche nazionali dei Paesi dell'euro – indicano una poderosa inversione di tendenza. 

Questo grafico, elaborato da Credit Suisse, dimostra due cose: da gennaio 2007 a settembre 2012 sono andati via dalla  periferia dell'Eurozona circa 1.000 miliardi di euro. Da ottobre 2012 a settembre 2013 i capitali stanno tornando nella periferia. Ne sono rientrati 270 miliardi, circa un terzo di quanto perso per strada. Il processo riguarda tutti: dalla Grecia (55 miliardi) all'Italia (47 miliardi). Con le evidenze maggiori in Spagna (131 miliardi).

Flussitarget2inversionetendenza

Ricordiamo che i saldi Target 2 altro non sono che il compenso delle posizioni finanziarie reciproche dei Paesi dell'Eurozona. Questo significa che questi soldi stanno arrivando dal Nord Europa che nel 2008, dopo lo scoppio della crisi Lehman, aveva staccato i rubinetti. Come ricorda Gabriele Roghi di Invest Banca: "Fino al 2007 tutto era filato liscio. E' vero che i paesi del Nord esportavano molto di più dei Paesi del Sud, ma in compenso i deficit della bilancia commerciale di questi ultimi erano compensati dagli afflussi di capitali provenienti proprio dai Paesi del nord. Questi, insomma, si fidavano, e prestavano soldi a quelli che oggi chiamano "Pigs", sia perché, come detto, "si fidavano", sia perché prestare al Sud era più conveniente che tenersi i soldi in casa. Poi è arrivata la crisi finanziaria e poi quella dei debiti sovrani e la fiducia nell'euro e tra i Paesi dell'euro è andata scemando i saldi Target cominciano a divergere proprio perché si interrompono i flussi di capitali dal Nord verso il Sud".

Adesso i capitali privati si stanno in parte rispostando dal centro verso la periferia. E questo è senza dubbio un segnale positivo che va nella direzione di ridurre i numerosi squilibri presenti nell'Eurozona. Ma la domanda è se questo spostamento sia motivato da ragioni concrete (che hanno cioè a che fare con un'economia reale in ripresa) oppure dall'intento di approfittare di interessi più favorevoli in un mondo in cui i tassi stanno scendendo in tutto il mondo rendendo complicate le strategie di performance degli investitori. La sensazione che si stia semplicemente passando da una bolla all'altra è forte. Basta ricordare due cose:

1) l'attuale crisi è stata causata da una bolla del debito privato (come ammesso dal vicepresidente della Bce) venutasi a creare a causa dei forti prestiti elargiti dai Paesi del Nord al Sud Europa negli anni in cui sembrava che le cose andassero a gonfie vele per tutti; 

2) quando arrivano soldi alla periferia ricordiamo che si tratta di finanziamenti e quindi di debiti che andranno prima o poi restituiti.