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Eurozona in trappola (della liquidità). La Bce ha il DOVERE di tirarci fuori dalle sabbie mobili

Oggi la Bce si riunisce come accade ogni primo giovedì del mese. Il consiglio direttivo guidato dal governatore Mario Draghi aggiornerà le linee di politica monetaria. Per una piccola minoranza di analisti potrebbe scapparci anche un taglio dei tassi, dall'attuale minimo storico (0,5%) verso un altro minimo storico (0,25%). La maggioranza ritiene invece che la Bce si limiterà a mantenere un atteggiamento guardingo (wait and see), non escludendo future manovre (magari già a dicembre) espansionistiche (taglio dei tassi, finanziamenti agevolati alle banche (ltro), tasso negativi sui depositi delle banche presso la Bce). La maggioranza degli analisti ritiene che oggi Draghi nel suo discorso alle 14.30 parlerà dei rischi di deflazione che incombono sull'Eurozona dopo che a ottobre il dato sui prezzi al consumo si è attestato sullo 0,7% tendenziale (quindi su base annua) rispetto all'1,1% di settembre. Siamo ai minimi da quattro anni, insomma. L'euro – che in questi giorni è sceso da 1,38 a 1,35 dollari – si muoverà di conseguenza. Se Draghi minimizzerà i rischi di deflazione l'euro tenderà a salire (rischiando di rosicchiare altri punti alla mini-ripresa prevista nel 2014). Ma se Draghi si dimostrerà molto preoccupato l'euro potrà essere venduto, come segnale anticipatore di qualche mossa più dura nei prossimi mesi da parte della Bce per "sostenere" al ribasso la divisa comunitaria.

L'importante è che la Bce ripari la cinghia di trasmissione tra finanza ed economia reale che è da qualche anno a questa parte rotta, complice il dispiegarsi della crisi. Questo grafico, preso da qui e ricavabile da qui (fonte Bce)  

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dimostra che i recenti tentativi della Banca centrale di far risollevare l'economia reale aumentando la base monetaria (tra dicembre 2011 e gennaio 2012 ha offerto 1.000 miliardi a 800 banche da rimborsare in tre anni al tasso dell'1%) sono falliti. Perché quella base monetaria non si è trasformata in offerta di moneta M3 (dalle banche a famiglie e imprese). Molti istituti hanno preferito effettuare operazioni di carry trade sui titoli di Stato di Italia e di altri Paesi periferici che offrivano tassi di interesse più alti dell'1% pagato alla Bce e allo stesso tempo, risultano perlomeno nel breve termine di tre anni, coperti dallo scudo anti-spread varato dalla Bce a settembre 2012.

In effetti l'esposizione in titoli di Stato italiani delle banche italiane è aumentata e viaggia intorno ai 350 miliardi di euro.

1) Per questo motivo anche qualora la Bce tagliasse il costo del denaro di 25 punti base nei prossimi mesi difficilmente riuscirebbe a "motivare" gli istituti di credito a immettere copiosamente la liquidità più a buon mercato nel circuito dell'economia reale. Almeno fino a quando i titoli di Stato dell'Eurozona continueranno ad essere considerati nei bilanci delle banche diversi (al momento sono a rischio zero e difatti un titolo greco ha lo stesso rischio di un titolo tedesco) rispetto ai prestiti alle imprese (che non risultano a rischio zero e ledono la capacità patrimoniale). Una regola che consente alle banche di raffreddare gli spread (comprando titoli di Stato al posto della Bce che non può farlo, a patto che un Paese non chiede esplicitamente aiuto e si affidi al programma Esm) ma non agevola il passaggio della moneta al tessuto produttivo.

2) L'altra misura di cui si è parlato, ovvero tagliare e portare sotto zero il tasso che la Bce paga alle banche per le somme parcheggiate presso la Banca centrale, potrebbe sì disincentivare molti istituti dal parcheggiare liquidità e utilizzarla in altro modo, ma non è detto che poi questa venga immessa nell'economia reale (per il motivo di cui al punto 1);

3) C'è anche qualcuno che ipotizza che nei prossimi mesi la Bce lanci nuove operazioni Ltro (prestiti agevolati alle banche), questa volta con scadenza più lunga dei 3 anni (ma da 4 a 5 anni). Con la speranza che questa estensione temporale spinga ulteriormente le banche a oliare la cinghia di trasmissione della politica monetaria in favore di famiglie e imprese. Ma per quanto teoricamente una misura del genere ritarderebbe i tempi di rimborso del prestito alla Bce e quindi potrebbe esortare le banche a re-impiegare denaro nell'economia reale, anche in questo caso non vi sono certezze.

Al momento, quando sono passati più di cinque anni dalla crisi che ha colpito l'Eurozona e quando il numero dei disoccupati ha raggiunto quota 19 milioni con un aumento di 7 milioni, segnado un tasso di crescita superiore dei livelli della seconda guerra mondiale, l'unica certezza è che l'Eurozona, a suo modo, è finita in una sorta di trappola della liquidità, come è accaduto al Giappone 20 anni fa. Alla Bce il compito e il DOVERE di tirarci fuori dalle sabbie mobili.

 

  • Lula |

    Articolo azzeccato e decisamente da diffondere. Non dovrebbero dare altro denaro alle banche, ma dovrebbero incrementare e allargare (anche alle imprese con rating NON GRADITI al sistema bancario) i fondi BEI (Banca europea degli Investimenti) o quelli dedicati a ciascuno stato (come i finanziamenti garantiti dal Medio credito centrale, dove di fatto la banca che finanzia l’impresa viene controgarantita nel rischio dal paese Italia), imponendo SPREAD bassi ecc. E’ l’unico modo per mandare denaro al sistema produttivo: garantire le imprese presso le banche. E soprattutto creare delle PENALTY se le banche non finiscono tutto il plafond a loro disposizione.

  • eros |

    Secondo me Lei non sbaglia.
    Anch’io credo che le banche non prestino denaro alle imprese principalmente per il rischio intrinseco in questo momento elevato.
    La situazione mi pare molto complicata; e francamente credo che molte aziende non siano più finanziabili dal momento che si trovano in settori decotti, a marginalità vicina allo zero e già appesantite dai debiti.
    In molti casi credo che i prestiti non farebbero che allungare l’agonia e finire poi fra gli incagli o peggio. In altri invece manterrebbero l’illusione che sia possibili proseguire l’andazzo precedente, con pochi investimenti produttivi e in ricerca e sviluppo e molte auto di grossa cilindrata nei parcheggi aziendali.
    Per quanto riguarda la contabilizzazione dei titoli di stato rispetto i prestiti alle imprese mi par di ricordare che i primi portino sempre un rischio inferiore ai secondi !
    Gli spreads a cui le aziende riusciranno eventualmente ad avere denaro non saranno mai così benevoli come quelli del debito pubblico e da quì la loro rischiosità elevata rispetto a questi.

  • BolivarX |

    Compliementi per l’ottimo articolo. Pongo una questione: come può la BCE da sola intervenire sul “malfunzionamento” del sistema bancario, che non trasferisce moneta all’economia reale, visto che l’abbassamento della domanda interna dovuta alle politiche di austerità sta portanto sempre più rischi e aumentando i Non Performing Loan per il sistema bancario, giustificando così la propensione a finanziare gli Stati? Questi ultimi allora i fondi li avrebbero ma non possono effettuare interventi a deficit per rispettare il Fiscal Compact e aggravare i rispettivi deficit. Se poi anche si facesse una manovra fiscale espansiva con l’Euro forte si aggraverebbe poi la bilancia commerciale dei Paesi periferici per aumento di importazioni… mi sembra un gatto che si morde la coda. Sbaglio?

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