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Euro paradossi: nei bilanci delle banche i titoli della Grecia valgono come quelli della Germania

Nel 2014 parte la nuova vigilanza bancaria unica europea: 130 istituti di credito (di cui 15 italiani) finiscono nel radar della Banca centrale europea. Nei prossimi 12 mesi ci saranno nuovi stress test per verificare la solidità patrimoniale degli istituti e la capacità di resistere a determinati shock economici. 

Gli investitori attendono a questo punto due cose:

1) capire quale sarà il worst scenario (quello peggiore) ipotizzato dall'organismo di vigilanza. Perché è sulla base di questo che si capirà quanto e se le banche debbano rafforzarsi

2) la conferma ufficiale del fatto che i bond dell'Eurozona in portafoglio vengano considerati a rischio zero, e quindi non vadano a ledere la capacità patrimoniale.

Su questo secondo punto non ci dovrebbero essere dubbi: la prassi di considerare i bond dell'Eurozona "risk off" dovrebbe continuare anche con l' "unione bancaria". Il che è senz'altro positivo per la tenuta sui mercati finanziari delle banche, ma non vuol dire che sia la ricetta perfetta per la stabilità del sistema.

Perché, molto semplicemente, non è vero che questi bond sono a rischio zero. Se lo fossero non ci sarebbe stata la ristrutturazioe dei titoli greci, se lo fossero non esisterebbero gli spread tra i vari titoli. Insomma, considerare i bond governativi in pancia alle banche senza rischi è un bel modo per spingere le banche a comprarli e raffreddare gli spiriti bollenti dei rendimenti, compensando quello che la Bce per statuto non può fare, cioè intervenire sul mercato primario come prestatore di ultima istanza. Ma non pare una soluzione convincente nel lungo periodo. Per queste due ragioni:

1) così facendo le banche sono incentivate ad acquistare titoli di Stato anziché prestare soldi all'economia reale (i prestiti sono considerati "risk on" e quindi ledono la capacità patrimoniale). Quindi, allo stato attuale, è come se i bond della Grecia fossero considerati più sicuri di un prestito a a favore di una solida azienda;

2) si espone il debito pubblico potenzialmente alle esigenze di profittabilità di un istituto di credito privato. Cosa succederebbe se molte banche italiane che hanno comprato BoT e BTp a prezzi bassi negli ultimi due anni (ne detengono oltre 350 miliardi) decidessero di venderli ai migliorati prezzi attuali per mettere in cascina qualche plusvalenza?

Insomma, quando "fa comodo" alla Bce (far fare alle banche quello che per statuto non può fare) nell'Eurozona esiste il debito unico (se i titoli in pancia alle banche sono "risk off" è come se fossero tutti uguali e quindi, in termini di rischio, è come se i bond di Atene valessero come il Bund tedesco) ma la realtà (e l'andamento degli spread ce lo ricordano ogni giorno) ci dice che siamo lontanissimi.

  • over-the-counter |

    “Fa comodo” alla BCE ?!?
    Diciamo piuttosto che “fa comodo” a noi italiani che le banche italiane non siano costrette a vendere i titoli italiani per ridurre la loro esposizione al rischio …

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