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Il sudoku dell’euro

Più volte nelle pagine di questo blog abbiamo toccato il tema delle svalutazioni competitive (considerate immorali ma praticate con tecniche diverse dalle prime quattro economie del pianeta). L'Eurozona in questo momento più che in marcia verso un'unione politica (l'intento iniziale) si è direzionata verso una comunità di stabilità di bilancio. Tutti vanno per i fatti propri (ne è una dimostrazione la mancata applicazione, almeno fino ad ora, dell'articolo 79 del Trattato di Lisbona che prevede politiche coordinate in tema di immigrazione, il che non pare almeno guardando a quello che è successo a Lampedusa) ma l'importante è che ci si facciano i compitini a casa sui compiti pubblici. 

Abbiamo anche detto che la crisi dell'Eurozona non nasce però da un problema di debito pubblico, ma di debito privato, come ammesso anche dalla Banca centrale europea. 

Adesso non resta da aggiungere un altro paradosso. L'Europa dovrebbe invertire il trend recessivo nel 2014 e questo sta portando un forte afflusso di capitali da parte di investitori (soprattutto statunitensi) pronti a cogliere il rimbalzo atteso delle quotazioni di borse e bond periferici. Questo però sta facendo correre anche l'euro oltre quota 1,36 dollari e ben lontano da quel fair value che in molti analisti stimano a 1,2. Ma se l'euro continua a correre la profezia autoverrantesi della ripresa (che lo sta facendo correre) rischia di non avverarsi più. 

A quel punto ci vorrebbe un intervento della Bce per svalutare il cambio ma l'intervento sui cambi non rientra nel mandato della Banca di Francoforte. Così come il controllo dell'occupazione (e quindi della crescita). Ai più arguti la risoluzione di questo sudoku.