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La nuova Fed cambia il vento del carry trade. Ecco le nuove strategie degli investitori

Il 19 giugno la Fed ha rotto le uova nel paniere dei titoli di Stato. Annunciando un graduale ritiro della liquidità finora immessa in circolazione la Banca centrale degli Stati Uniti ha spinto all'insù il rendimento dei titoli di Stato statunitensi, favorendo un apprezzamento del dollaro sulle principali valute.

Liquidità e valute sono i due elementi più importanti da considerare per un investitore che fa carry trade, operazioni che consistono nel prendere in prestito soldi in Paesi che hanno tassi bassi e di reinvestirli in Paesi che offrono tassi più alti. Nel mezzo ci sono le valute dei due Paesi, il cui andamento potrebbe anche accelerare o annullare i guadagni dell'operazione sui tassi.

La regola generale  - per chi fa carry trade – è indebitarsi in Paesi che hanno valute stabili o deboli e che al contempo offrano la garanzia di elevata liquidità. Dato che la Fed sembra voler chiudere i rubinetti sulla liquidità e che il dollaro, proprio per questo, non è affatto debole (anzi si sta rivalutando) gli Stati Uniti adesso non sono più un Paese interessante per compiere operazioni di carry trade, benché il tasso di interesse sia ancora praticamente azzerato. Ci sono altre mete, altre combinazioni. Che vedono il ritorno di fiamma del Giappone che invece con l'Abenomics i rubinetti della liquidità pare abbia intenzione di tenerli aperti ancora per un po'.

Approfondimento come fare carry trade sul Sole 24 Ore