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La Fed? Il vero problema è la Cina

L'annuncio del tapering della Fed ha occupato la gran parte dell'attenzione mediatica del mondo finanziario. Mettendo in ombra quella che probabilmente è una notizia ben più rilevante. Ieri i tassi overnight in Cina (interbancario di brevissimo periodo) hanno toccato il massimo storico del 25%, evidenziando una crisi di liquidità senza precedenti che arriva dall'economia che negli ultimi anni ha segnato il maggior tasso di espansione mondiale.

La Banca centrale ha provato a spegnere le tensioni ma quello che è accaduto ieri in Cina, seppur per una manciata di minuti, suona come un campanello d'allarme di un Paese aperto potenzialente all'insplosione delle varie bolle finanziarie che la crescita sfrenata degli ultimi anni ha generato. 

In Cina ci sta "un potenziale rischio di bolle
finanziarie", ha avvertito il capo economista dell'Ocse, Pier Carlo Padoan, ed è
per questo che le autorità hanno scelto una linea restrittiva sulle liquidità,
nonostante i ripetuti segnali di tensione che giungono dal mercato locale, come riporta la Tmnews.

"Dato che ci sta un potenziale rischio di bolla, le autorità cinesi cercano di
tenerne conto, a maggiori ragione in un sistema come quello cinese", ha detto
ancora Padoan. Il tutto mentre si fatica a capire come si stia evolvendo il
quadro in Cina. Dopo gli ultimi picchi segnati dai
tassi interbancari – i prestiti che le banche si concedono a vicenda per
reperire le liquidità per gli usi più comuni – secondo varie indiscrezioni di
stampa la Banca centrale sarebbe finalmente intervenuta con alcune immissioni.
Ma è una versione che non trova riscontri ufficiali.

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