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Così la Germania fa svalutazione competitiva in Europa e danneggia il Sud

Nord e Sud, una storia che si ripete. Da decenni l'Italia prova a mettere le pezze sul divario di forza economica che c'è tra Settentrione e Meridione e adesso la storia ripropone lo stesso copione in Europa. Tra i 17 Paesi dell'area euro si è creata negli ultimi cinque anni, accelerata dalla crisi Lehman Brothers ma non causata da questo, una spaccatura tra Nord e Sud.

In alto si esporta e si accumulano crediti, in basso si importa e si accumulano debiti. Questo non soltanto per i meriti tecnologici e organizzativi dei Paesi del Nord. Ma anche per una questione tecnica, legata al fattore cambi.

In un sistema a cambio rigido, infatti, un Paese che genera meno inflazione è come si svalutasse la propria moneta rispetto agli altri Paesi che utilizzano quel cambio. Ed è quello che sta accadendo all'area euro.

Questa tabella sull'andamento dell'inflazione nei Paesi dell'area euro dal momento in cui vi sono entrati (11 hanno fatto il loro ingresso nel 1999, poi via via sono arrivati gli altri sei) evidenzia che il Paese che nei 13 anni di euro ha generato meno inflazione è stata la Germania (25% partendo da 100 e capitalizzando le variazioni percentuali annue). In Italia invece siamo al 39%. Mentre Spagna e Grecia vanno oltre il 40%, così come il Portogallo.

Questo significa che, al di là di altri aspetti (costo del fattore lavoro, superiorità tecnologica, ecc.) la Germania nei 13 anni di euro ha guadagnato un vantaggio competitivo nei confronti degli altri Paesi che condividono il cambio rigido dell'euro di circa 14 punti sull'Italia e ancor di più su altri Paesi del Sud Europa.

Partendoda basi uguali (euro)  se un bene nel 1999 costava 1 euro in Germania e in Italia, adesso quel bene costa in Germania 1,25 e 1,39 in Italia. Di conseguenza sarà più facile esportarlo da parte della Germania che non per l'Italia.

Questo perché il mercato dei cambi non ha potuto colmare l'asimmetria che si è venuta a creare. Se il mercato dei cambi fosse stato flessibile la storia sarebbe stata diversa. Perché il Paese che prima parte in vantaggio e quindi comincia ad esportare, esporta non solo merci ma anche la propria valuta. Che quindi, essendo più richiesta per acquistare quelle merci, si apprezza. Ne consegue che man man che questo processo va avanti le merci del Paese esportare si apprezzano (per la risalita del cambio) e quindi risultano via via più convenienti. Il percorso inverso accade al Paese che nel quadro di partenza risulta importatore. La sua valuta (meno richiesta) si svaluta e quindi le sue merci diventano via via meno costose e più competitive.

In questo modo si viene a creare una compensazione evitando di generare situazioni quali quelle attualmente dipinte dall'euro in cui alcuni Paesi sono in surplus strutturale (credito) e altri in deficit strutturale (debito). Questo squilibrio sarebbe digeribile in presenza di adeguati meccanismi di compensazione (che fungerebbero da surrogato all'assenza dell'azione del cambio flessibile). Meccanismi che però al momento in questa Europa qua non pare stia funzionando.

Approfondimento su questo articolo usare inflazione per svalutare

  • flori2 |

    In Italia abbiamo avuto la lungimiranza di comprare e vendere immobili a prezzi assurdi. Perchè l’Italia non ha fatto meglio della Germania?

  • Lorenzo Marchetti |

    Questo spazio web è una scoperta!
    La seguirò. Complimenti per la capacità divulgativa, davvero fuori dal comune.

  • Fla |

    @ giulio favaro, provi a pensare due secondi. Se l’inflazione è la variazione percentuale di un indice aggregato di prezzi da tempo t-1 a tempo t, e se questo indice è basato su un paniere di beni, e se per produrre questi beni di questo paniere ci vogliono i fattori di produzione, quindi materie prime, capitale finanziario, capitale umano ecc., che cavolo centra il deficit annuale? E che cosa centra il sistema pubblico inefficiente?!?!!? E cosa vuol dire che abbiamo fatto crescere i CLUP?!?!?! Si lamenta cioè del fatto che ci vengano pagati i dovuti contributi mentre lavoriamo, mentre invece i virtuosi tedeschi lasciano a piedi i loro lavoratori senza pagarglieli? Suvvia. Le vere rovine dell’Italia sono chi la pensa come Lei e @Francesco. Se vi piace tanto, trasferitevi ni Germania. Con 450 euro al mese, vivreste da nababbi immagino.

  • Vito Lops |

    @giorgio @francesco La risposta è più semplice di quanto possa sembrare. La Germania negli ultimi anni ha esportato merci ma anche capitali (prestando soldi a famiglie e imprese italiane attraverso prestiti e mutui). Questo ha favorito una bolla del debito privato a cui ha fatto da contraltare una crescita dei consumi interni nel Sud Europa e di conseguenza una maggiore inflazione rispetto alla Germania che ha basato la crescita del suo Pil più sulle esportazioni che non sui consumi interni (penalizzati dai tagli salariali effettuati con le quattro leggi di riforma del lavoro ad opera di Peter Hartz che, tra le altre novità in tema di flessibilità, ha introdotto i mini-job

  • Francesco |

    E’ così che si insegna economia: la colpa dell’inflazione italiana è dei “furbi” tedeschi. Povera Italia, in che mani siamo.

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