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Siamo arrivati al punto che i mercati sperano che l’economia vada a rotoli

I contratti derivati valgono circa nove volte il Pil del pianeta. E questo è già un bel paradosso che ci indica come mai la finanza – nata per facilitare l'armonico sviluppo delle società con la funzione di prezzare beni o servizi e fare in modo che siano facilmente interscambiabili – sia ormai andata fuori ogni forma di controllo. 

E nelle ultime ore la finanza sta dipanando un altro, clamoroso, paradosso. Negli Stati Uniti sono stati pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio e sulla disoccupazione. I dati sono migliori delle attese. Come ha reagito Wall Street? Il Dow Jones e lo Standard and Poor's – i due principali indici della Borsa americana – sono in calo.

C'è un'irrazionale logica che spiega questa reazione. Dal 2009 i mercati finanziari sono drogati da costanti iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali. Liquidità che raramente – o solo in piccolissime dosi – finisce nell'economia reale. La gran parte va a sostenere i corsi finanziari. Non a caso dal 2009 – da quando la Federal Reserve ha varato il primo di tre programmi di quantitative easing con cui rastrella titoli di Stato e titoli legati ai mutui e in cambio spande nuova moneta – Wall Street ha inanellato un lungo trend rialzista che l'ha portata a maggio 2013 a toccare il massimo di tutti i tempi, come Francoforte. 

Le iniezioni di liquidità – che spingono artificialmente le quotazioni – sono però legate all'andamento dell'economia. Se le condizioni dovessero migliorare – hanno detto quelli che siedono al comitato della Fed (Fomc) lo scorso 30 aprile – è probabile che nella prossima riunione del 19 giugno il piano di aumento della base monetaria (quantitative easing) verrà ridotto. In parole povere se il tasso di disoccupazione darà segnali di miglioramento e si avvierà in direzione 6,5% (la soglia di controllo della Fed) la Banca centrale degli Stati Uniti smetterà di pompare denaro o ne pomperà molto meno. I mercati, quindi, temono di avere meno "droga monetaria" nei prossimi mesi.

E visto che i dati di oggi vanno in una direzione positiva per l'occupazione, i mercati sono in calo perché crescono le preoccupazioni che la Fed possa smettere di iniettare soldi creati dal nulla nel sistema. Ed è questo il paradosso della finanza: talmente cinica che non sa ridere quando aumenta il numero degli occupati. Anzi, adesso ha imparato a piangere.