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La verità? E’ che in questa Europa fanno tutti moral hazard

Chi non ha mai peccato (in questa Europa) di moral hazard scagli la prima pietra! Se l'Fmi parla di mondo che procede a tre velocità (Paesi emergenti, Usa e poi Europa come ultima ruota del carro) è ormai chiaro che l'Europa, a sua volta, viaggia ad (almeno) due velocità. Da un lato il Nord e i Paesi a Tripla A, da un lato il Sud che quelle A, una per una, le ha perse tutte (ci sono Paesi come Grecia e Cipro che hanno perso anche le B).

L'accusa che i Paesi del Nord muovono spesso a quelli del Sud è il moral hazard, azzardo morale. A causa del fatto che sono poco attenti alla spesa pubblica e presentano alti tassi di corruzione non meritano gli aiuti della Troika (Ue-Fmi e Bce) quando annaspano. Per questo loro atteggiamento irresponsabile l'unico modo per ricevere pacchetti di aiuti è sottostare a rigidi piani di austerity. Piani che, come visto, se praticati in fasi recessive rischiano di innescare solo pericolosi circoli viziosi che vanificano gli aiuti stessi.

Se così non fosse – e se i Paesi spendaccioni e corrotti ricevessero gli aiuti senza impegnarsi a gestire in modo più sano la cosa pubblica – si rischierebbe di alimentare il moral hazard, perché non ci sarebbe alcun incentivo a correggere gli eccessi, dato che non solo resterebbero impuniti ma sarebbero anche  foraggiati da aiuti.

Su questo punto non ci piove. Ma chi muove l'accusa di moral hazard può scagliare la prima pietra? Credo proprio di no. E vediamo perché, focalizzandoci su due motivi in particolare.

1) Innanzi tutto sull'alta moralità di banche e istituzioni dei Paesi del Nord i fatti lasciano qualche dubbio. Le landesbank tedesche, ad esempio, sono state le prime in Europa a cadere nella trappola dei mutui subprime (che ha invece solo sfiorato le banche italiane). E qualcuno ricorda quello che è successo alla Commerzbank (la seconda banca tedesca che oggi dice, per voce del suo capoeconomista Jörg Kramer, che in Italia ci vorrebbe una patrimoniale sui conti correnti del 15%) ? Da quanto è scoppiata la bolla dei derivati sui mutui subprime è stata salvata a più riprese con inziali aiuti pubblici di 33 miliardi di euro (più o meno quanto capitalizzano oggi Intesa Sanpaolo e Unicredit messe insieme) a cui sono seguiti poi vari aumenti di capitale. 

Qualcuno ricorda quello che è successo alla franco-belga Dexia e all'olandese Ing direct? Anche queste salvate con soldi pubblici. E l'elenco potrebbe continuare.

2) E poi c'è un secondo punto. Se si analizzano i saldi Target 2 – il meccanismo europeo creato per compensare le attività e le passività che nascono tra le banche centrali dei Paesi dell'area euro a causa degli squilibri sui flussi di capitali – emerge chiaramente la spaccatura dell'Europa. Il Nord figura come prestatore netto di capitali mentre il Sud Europa come debitore netto. Ad agosto 2012 la Germania ha toccato il suo picco storico con un credito di 751 miliardi di euro all'interno del sistema Target2 (paesi area euro). Nello stesso momento in cui Spagna, Italia e Grecia avevano posizioni debitorie rispettivamente per 429 miliardi, 289 e 108 miliardi. 

Non a caso, quando un Paese dell'aera euro fa crac si scopre puntualmente che l'esposizione delle banche del Nord Europa è la più alta (si veda l'ultimo caso Cipro con le banche tedesche esposte per 5,8 miliardi contro un'esposizione italiana di 0,9 miliardi). Allora, qui c'è qualcosa che non torna. Le banche dell'Europa del Nord non hanno problemi a finanziare i Paesi del Sud (grazie anche al forte surplus commerciale che i Paesi del Nord pavoneggiano da quando sono entrati nell'euro e difatti hanno svalutato in modo competitivo il rispettivo cambio, si veda l'esempio del marco tedesco). Gli stessi che etichettano come spendaccioni e corrotti.

Quando però questi Paesi hanno bisogno di aiuto le banche del Nord vengono meno alle loro responsabilità (qualsiasi creditore prima di prestare soldi dovrebbe valutare attentamente rating e solvibilità del debitore assumendosene i rischi a fronte di tassi richiesti più elevati) e chiedono che a pagare sia la Troika (quindi chiedono che le perdite siano condivise all'interno dell'Unione europea e del Fmi attraverso salvataggi bail-out) oppure gli stessi cittadini dello stato in difficoltà (come è accaduto per la Grecia e per Cipro dove è stato introdotta la modalità di salvataggio attraverso il bail-in erodendo il valore delle obbligazioni in mano a investitori privati o imponendo una patrimoniale sui conti correnti dei cittadini).

In sostanza i creditori del Nord privatizzano i guadagni (tassi di interesse chiesti ai Paesi del Sud in cambio dei forti prestiti effettuati) ma se qualcosa va storto chiedono una socializzazione delle perdite (sia attraverso piani bail-out che bail-in). Troppo comodo. Non è anche questa una forma di moral hazard?

  • Francesco |

    Mi associo ai complimenti. Di nuovo un eccellente articolo.

  • flori2 |

    La storia non cambia. Siamo degli spendaccioni senza responsabilità.

  • Matteo Paganini |

    Complimenti, finalmente qualcuno che lo scrive.

  • marcello |

    Complimenti! Un ottimo articolo, di un giornalista che racconta le cose come stanno!
    Bravo, continua cosi!

  • BolivarX |

    Esatto Lops! Bell’articolo, corretto, documentato e conciso. Un esempio per tutta l’informazione economico-politica italiana. Continui così, prima o poi sulle prime pagine la verità verrà a galla. E’ importante rendersene conto per non prestare più il fianco ai “partner” cosiddetti “virtuosi” europei. Ancora complimenti.

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