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Dal Qe(ternity) al Qe(nding) ?

La Fed continuerà a stampare moneta ai ritmi attuali? (circa 85 miliardi di dollari al mese). E' la domanda del momento sui mercati finanziari. In questo senso i verbali della Banca statunitense del 19-20 marzo, resi noti oggi, alimentano il dubbio. Alcuni governatori avrebbero infatti annunciato l'intenzione di voler porre fine al terzo piano di quantitative easing, annunciato lo scorso autunno, entro fine anno. 

Ma dalle stesse minute è pure emerso che se le condizioni economiche dovessero peggiorare il piano di acquisto di titoli per iniettare liquidità nel sistema e provare a rilanciare l'economia potrebbe addirittura aumentare. 

Quindi, c'è molta divisione in una decisione certo non facile. Anche alla luce della manovra della Banca del Giappone che nei giorni scorsi ha annunciato un massiccio piano di acquisto di titoli (475 miliardi di euro all'anno) con l'obiettivo di reflazionare l'economia e portare l'aumento del costo della vita al 2%. Piano che sarebbe tra i motivi per cui in questi giorni gli spread tra i titoli obbligazionari si stanno riducendo a livello generalizzato (grazie all'afflusso sul mercato dei bond che arriva dall'Asia).

Il rischio principale di manovre spinte di quantitative easing (dal 2009 la Fed ne ha annunciati tre) è di posticipare la risoluzione di problemi economici in futuro gettando le basi per una futura spirale inflazionistica. Forse è per questo motivo che una parte del board della Fed ritiene che ora sia abbastanza.

Da giugno 2007 le banche centrali di tutto il mondo hanno iniettato nuova moneta per un ammontare pari a 22.675 miliardi di dollari. In sei anni la Fed ha aumentato la base monetaria di 2mila miliardi di dollari. La Banca centrale d'Inghilterra ha invece annunciato un piano da 375 miliardi di sterline. Dal 2007 la base monetaria dell'area aero – per manovre della Bce – è aumentata di 723 miliardi.

Si tratta di scelte monetarie sensibilmente diverse (anche dettate dal fatto che la Bce a differenza delle altre banche più importanti del pianeta non è prestatore di ultima di istanza e quindi non può "stampare moneta" all'uopo per acquistare titoli di Stato sul mercato primario).

Tuttavia, il rischio è lo stesso: l'inflazione. Al momento gli Usa viaggiano sotto il 2% e  in Giappone i prezzi stagnano (ha annunciato un nuovo pacchetto di qe proprio per creare un po' di inflazione portandola al 2%). Questo perché gran parte della moneta stampata non circola nell'economia reale. La nota equazione di Fisher (prezzi=quantità di monetà x velocità) manca di un pezzo, la velocità. 

Ma quando si aggiungerà questo tassello alla formula, ci si dovrà porre il problema inflazione. E' in questo delicato equilibrio, tra il "drogare" le economie in difficoltà con nuova moneta e il rischio che un eccesso di moneta inneschi in fase successive di ripresa spirali inflazionistiche che si gioca la speranza di un ritorno all'espansione economica nei prossimi anni.

Intanto Wall Street ha aggiornato i massimi da ottobre 2007. Come mai? Perché gli investitori intravedono che l'economia Usa potrebbe aver superato il primo piano, quello della droga monetaria, e sarebbe pronta (forse) alla cosiddetta "inversione monetaria", quindi a correre con le proprie gambe. Non è una certezza. Ma ai mercati piace pensare positivo adesso.

  • flori2 |

    Regola numero uno:
    Non usare soldi o risorse che non hai e che non puoi reperite o permetterti.

  • realista |

    “gran parte della moneta stampata non circola nell’economia reale.”
    >>>>> chi la utilizza e per quale scopo?

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