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Crisi Cipro, l’Europa ci fa o ci è?

Come mai un Paese così piccolo come Cipro, da dividere peraltro in due (perché il Nord dell'Isola si definisce Repubblica Turca di Cipro) rischia di minacciare nuovamente l'Eurozona? A tal punto che oggi Morgan Stanley torna a parlare di "rischio contagio"?

Una domanda che può trovare risposta solo dopo un'analisi dei fatti, e dei numeri. Prima i numeri:

– Cipro conta appena lo 0,2% del Pil dell'area euro

– le banche cipriote sono in difficoltà finanziare e necessitano di un salvataggio

– i depositi bancari attivi a Cipro sono pari all'850% del Pil (quindi oltre 7 volte il Prodotto interno lordo)

Shakerando questi dati di fondo, cosa ha deciso la Troika (Fondo monetario internazionale, Ue e Bce)? Di agganciare il salvataggio (che altro non è che un prestito, non un gettito di denaro a fondo perduto) di 10 miliardi a una condizione: che sia attuato un prelievo forzoso sui depositi bancari delle banche. Non c'è ancora un'intesa sull'entità del prelievo: inizialmente si era parlato di due scaglioni (6,75% fino a 100mila euro e 9,9% per somme superiori, altre voci indicano il 3% fino a 100mila, 10% tra 100 e 500mila euro e 15% oltre i 500mila euro).

Domani il Parlamento di Cipro si esprimerà anche su questo ma intanto i presidente cipriota Niki Anastasiades ha comunicato a reti unificate il messaggio choc a Borse chiuse e a banche congelate per il giorno del "Lunedì pulito" (l'equivalente locale del mercoledì delle ceneri). Altre indiscrezioni indicano che non sarà un prelievo forzoso unidirezionale ma che la somma sottratta sarà convertita in azioni delle banche presso cui si ha il conto.

Quindi non sarà come il prelievo imposto sui conti correnti degli italiani nel 1992 ai correntisti italiani (6 per mille netto, senza alcuno scambio con titoli azionari). Ma con questa mossa l'Unione europea è come se obbligasse i correntisti ciprioti ad acquistare con una parte dei propri risparmi titoli delle banche in difficoltà. Gli aspetti critici non mancano, e sono numerosi;

1) rispetto agli altri quattro salvataggi finora effettuati (Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna) quello di Cipro sarebbe l'unico a implementare questa forma di prelievo forzoso. E non si capisce francamente perché;

2) qualcuno potrebbe sostenere che è una decisione presa perché Cipro vanta depositi attivi per oltre sette volte il Pil, quindi è molto agevole "tosarne" il risparmio. Ma anche l'Irlanda al momento del salvataggio (prestito da 67 miliardi) aveva una percentuale simile di depositi/Pil. Eppure i conti correnti non sono stati toccati;

3) qualcun altro dirà: con questa mossa l'Ue intende applicare una maxi-patrimoniale sui molti ricchi (in particolare russi ma anche tanti inglesi) che hanno spostato i capitali a Cipro per beneficiare dell'agevole fiscalità che rende Cipro "quasi" alla stregua di un paradiso fiscale. Ma allora perché si parla di aliquote, seppur più basse, anche per i piccoli correntisti? In questo modo oltre a stimolare la fuga di capitali dei ricchi si rischia di dare il là al pericoloso fenomeno del "bank run", meglio noto come fuga dagli sportelli; 

4) non solo, si rischia di creare tensioni anche tra i correntisti di altri Paesi europei (Italia compresa) che cominciano a chiedersi (al di là delle rassicurazioni istituzionali e di esperti) se anche il proprio Paese (e quindi il proprio conto corrente) possa essere intaccato da una tale patrimoniale sovranazionale;

5) il piano di salvataggio di Cipro dovrà comunque essere approvato dai singoli Parlamenti dei 17 Paesi dell'area euro. Contemplando anche l'elemento del prelievo forzoso non va trascurata l'ipotesi che alimenti tensioni politiche nei singoli Stati.

Insomma, c'è davvero bisogno di alimentare tensioni su vasta scala per prestare 10 miliardi a una piccola isola? Un importo infinitesimale se paragonato all'area euro (si pensi che solo l'Italia quest'anno ha versato nel fondo salva-Stati una quota, come contributo Paese, di 43 miliardi, quindi oltre quattro volte l'aiuto a Cipro).

In una piattaforma in cui il cambio valutario è rigido (e quindi non si può svalutare la moneta) i vertici europei sembrano impegnati di volta in volta in uno sforzo creativo (meglio la svalutazione interna o dei conti correnti?) piuttosto che lavorare congiuntamente per trasformare l'attuale unione di cambio nel sogno di un'unione monetaria (con fiscalità e debito unificati). A questo punto l'unico dubbio che resta da capire è se l'Europa ci fa o ci è.

  • Giulio |

    “sogno di un’unione monetaria con fiscalità unificata”? Forse vuoi dire incubo. Ci vuole concorrenza fiscale tra Paesi, in modo da incentivare i comportamenti virtuosi degli Stati e punire chi non si comporta bene. Altro che fiscalità unica!

  • flori2 |

    Pericolosissimo precedente. Non ci si può fidare neanche del conto corrente. Allora tanto vale tenere i soldi nel materasso e mandare all’aria il sistema bancario.
    Mi pongo anche la domanda:
    E’ più ladro chi preleva il 15% dai conti oppure chi svaluta la moneta del 50%?
    No perchè tutte e due le strade sono contro il risparmio.

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