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I Piigs mettono le ali (di carta)

Con un rialzo del 64% dal 24 luglio la Borsa di Atene è salita al top delle Borse mondiali nell'andamento ristretto agli ultimi 8 mesi. E che dire del rendimento dei bond a 10 anni emessi da Atene, scivolati dal 27% al 10% (con conseguente e inversamente proporzionale rialzo dei prezzi)? Non male anche i dati finanziari della Spagna che da luglio ha visto crescere l'indice azionario di oltre 40 punti percentuali mentre il rendimento dei Bonos è sceso intorno al 5%. Bene anche l'Italia (Piazza Affari +28% e BTp a 10 anni scesi al 4,6%, nettamente sui livelli pre-crisi). Così anche l'Irlanda i cui bond addirittura pagano meno di Italia e Spagna e viaggiano sotto il 4% (guarda la tabella del recupero dei Piigs).

Sono i numeri che indicano che da quando Draghi ha lanciato lo scudo anti-spread (una protezione illimitata per l'euro definito irreversibile) gli investitori stranieri (gli stessi che avevano abbandonato i Piigs nel momento più difficile lasciandoli col cerino di una bolla del debito pubblico e privato in mano) stanno tornando a puntare sui Piigs, o sui Gipsi, come li chiama qualcuno negli Usa rovesciando l'acronimo in favore della Grecia (spostando il senso da "maiali" a "zingari").

Stanno investendo perché non credono più che il progetto Eurolandia sia in crisi? In sostanza, è ritrovata fiducia o siamo nel mezzo di un altro capitolo della stessa bolla finanziaria?

Il dubbio resta mentre i dati sull'economia reale dei Piigs indicano che le cose non stanno andando poi così tanto bene. Il tasso di disoccupazione è abbondantemente oltre rispetto al fisiologico 3% (quello relativo allo zapping che fanno i lavoratori quando si spostano da un'azienda a un'altra nell'ambito di un'economia virtuosa) e viaggia oltre l'11% con un totale di 19 milioni di disoccupati. Il dato medio non deve ingannare: perché quello della disoccupazione giovanile (il più importante per determinare la crescita strutturale di un Paese dato che le competenze e le specializzazioni dei giovani costituiscono l'asset più importante per la crescita futura di un Paese) in Spagna e Grecia è al 50% e in Italia ha superato il 35%. Con questi numeri è logico aspettarsi, mentre la finanza incassa, che al punto più basso della piramide, il girone dell'economia reale, crescano inesorabilmente i movimenti anti-austerity.