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Merkel: “L’euro fino a 1,4 dollari è normale”. Per chi? Per l’Europa o per la Germania?

La Merkel parla per l'Europa o per la Germania? La domanda è fisiologica dopo che oggi la cancelliera tedesca ha comunicato che «Corsi compresti tra 1,30 e 1,40 dollari sono nella normalità nella storia dell'euro». «Noi, come Governo tedesco, siamo a favore di un libero andamento del corso di cambio dell'euro» e «non consideriamo fattibile una politica di cambio attiva».

Semplificando, la Merkel dice che non si opporrà alle fluttuazioni del cambio se questo rimane ancorato fino a 1,4 dollari. Il superamento di questa soglia invece, potrebbe essere un problema per l'economia tedesca, come già scritto in questo articolo su Germania e Giappone. Il problema è che se 1,4 è la soglia limite sostenibile per l'economia tedesca (in questo momento la più forte dell'Eurozona) non è detto che lo sia ugualmente per gli altri 16 Paesi che fanno parte dell'area euro e che da più di 10 anni hanno vincolato le loro valute (e la loro forza economica) al cambio rigido dell'euro (impedendo quindi alla fluttazioni delle singole valute di correggere gli squilibri economici).

Secondo molti esperti, infatti, il valore corretto del cambio euro/dollaro sarebbe intorno a 1,18-1,2 dollari. Un livello che certamente sarebbe gradito all'Italia che da quanto è entrata nell'euro è riuscita a chiudere la bilancia commerciale in positivo solo nel 2002 e nel 2012 mentre in precedenza era costantemente abituata a registrare avanzi commerciali.

Per questo motivo, quando la Merkel parla di certe soglie, viene il sospetto che ragioni unicamente in una logica nazionale dimenticando che l'euro è stato pensata per integrare in modo vincente le economie di tutti i Paesi aderenti e non per agevolare tensioni interne aggravando squilibri economici evidenti in economie naturalmente (e questo senza colpa di nessuno) differenti.