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Mutui, è ora di ridurre gli spread

A luglio 2012 Mario Draghi ha cambiato il senso delle Borse e degli spread. Introducendo lo scudo anti-spread e, soprattutto, dicendo che la "Bce farà tutto il necessario per proteggere l'euro. E vi assicuro che sarà abbastanza". I mercati, che guardano nel breve periodo (dopo per breve si intende un annetto) hanno gradito invertendo, da allora, pesantemente rotta.

Alla riduzione dello spread tra BTp e Bund, che ha luglio viaggiava oltre quota 500 punti, hanno dato una mano gli investitori stranieri che da novembre stanno rientrando sul debito pubblico italiano che avevano abbandonato circa un anno prima contribuendo all'impennarsi dello spread. Senza entrare nei dettagli di questa manovra speculativa – che ha contribuito a creare un clima di incertezza in Italia costringendo il governo tecnico a misure lacrime e sangue e comportando difatti un travaso di ricchezza dai cittadini a ricchi investitori – possiamo indicare in questa fase che l'afflusso di capitali stranieri in Italia (confermato anche oggi dal bollettino mensile di Bankitalia) – ha contribuito a portare lo spread indietro. Oggi si attesta intorno a quota 260.

Last but non least la vera sorpresa del 2013: l'allentamento dei cordoni di Basilea III. E' stato deciso che le banche avranno più tempo per adeguarsi ai nuovi vincoli patrimoniali. Un po' di respiro per quegli istituti che non hanno ancora messo a posto i conti.

Nonostante questo mix di manovre gli spread sui mutui in Italia restano imballati da più di un anno. In media al 4,05%, secondo la Bce. Molto di più della media europea. Il miglior mutuo in Italia ha uno spread, a parità di Euribor, del 2,85%. Mentre in Spagna (dove il debito pubblico costa di più) si parte dall'1,4%. C'è qualcosa che non va. E va risolta in fretta.

Approfondimento mutui spread sul Sole 24 Ore

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