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Il superindebitato Giappone continua a spendere. In Italia si taglia in recessione. Chi ha ragione?

Il Giappone ha un tasso di indebitamento pari al 236% del Prodotto interno lordo che ogni anno rinfocola a colpi di deficit pari al 10% del Pil. Eppure continua a battere moneta. Nei giorni scorsi il premier Shinzo Abe ha annunciato un nuovo piano di allentamento quantitativo per finanziare la spesa pubblica che prevede un esborso iniziale di 85 miliardi di euro. E' quanto accade a Tokyo e dintorni, un'area che viaggia con un tasso di disoccupazione del 4,5% nonostante da anni combatta con lo spettro della deflazione (dal 1997 al 2011 i prezzi sono scesi dello 0,08%). E che, a giudicare dal Pil, è la terza economia del pianeta (recentemente sorpassata dalla Cina, ma non nella classifica del Pil pro-capite dove è nettamente in vantaggio rispetto ai "cugini" orientali).

Cosa accade invece dall'altra parte del mondo, in Europa? Si è finora scelto di attuare misure di austerity, anche in concomitanza di previsioni recessive per l'economia. Quale è la strada giusta da seguire?

Ecco i due modelli a confronto, quello giapponese e quello europeo, nell'articolo scritto dal professore Alberto Quadro Curzio (Lezione di Tokyo all'Europa) e in questo mio articolo "Perché il Giappone spende e spande mentre l'Italia va giù"

  • Rocco Doni |

    Quando spendeva e spandeva con deficit annuali oltre il 10% e pensioni ai 50enni la Grecia aveva una crescita del 4% e tutti i greci erano felici e contenti. Nel frattempo i tedeschi applicavano l’agenda 2010 e facevano sacrifici.
    Chi aveva ragione?
    Adesso conosciamo l’ardua sentenza.

  • flori2 |

    Diciamo che il debito è sostenibile se si riescono a pagare gli interessi. Prima o poi la quota interessi sarà insostenibile se il debito continua ad aumentare e si ha deflazione….prima o poi

  • Dario |

    Sono alcuni anni che l’incremento del debito statatle supera quello del risparmio, ancora 18 mesi e poi la pacchia è finita e dovranno andare sul mercato, dovee i cinesi li stanno aspettando al varco.

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