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Mutui come le pensioni: il conto più caro ai giovani

In Italia, si sa, le pensioni sono andate in testacoda. I fortunati che si son visti calcolare l'assegno pensionistico con il sistema di calcolo retributivo percepiscono una pensione corrispondente a circa l'80% del proprio stipendio. Potendosi permettere di mantere più o meno inalterato il proprio tenore di vita e di godersi, giustamente, i sacrifici di una vita di lavoro nella terza età.

Peccato che la gestione del sistema previdenziale nazionale sia stata complessivamente poco accorta, con una serie di errori e sprechi da guinness dei primati. Sta di fatto che per i pensionati del futuro il sistema di calcolo è cambiato: si è passati dal retributivo al contributivo. In pratica oggi la pensione ce la si costruisce in base ai contributi versati durante la vita lavorativa. Senza aggiunte. E' stato quindi calcolato che per i giovani che oggi sono chiamati a costruirsi la pensione il saggio di sostituzione (ovvero il rapporto tra l'assegno pensionistico e l'ultimo stipendio) sarà circa del 30%. Oltretutto l'austerity in atto (davvero poco condivisibile anche perché arriva in una fase di recessione il che non fa altro che alimentare altra recessione e altra austerity in una spirale che spazza via diritti e credenziali conquistati dal ceto medio-basso nel corso di decenni) costringerà i giovani a lavorare sempre di più, prima di poter andare in pensione. Quindi avranno una pensione del 30% da godere in meno anni.

La crisi dell'Eurozona (che da settembre 2011 è dilagata anche in Italia) ha però causato un effetto analogo anche sul fronte mutui. Creando una linea di demarcazione netta tra chi ha stipulato un prestito per la casa prima del settembre 2011 e quelli che lo hanno fatto dopo e/o cercheranno di farlo in futuro. Questa categoria di mutuatari deve fare oggi i conti con spread medi applicati dalle banche superiori al 4% (tra il 5% di istituti fuori mercato e il 2,8% di quelli più aggressivi). Spread che, impennatisi un anno fa, non vogliono proprio saperne di scendere (nonostante l'altro spread della finanza, quello tra BTp e Bund, sia sceso da 575 a 320 nell'ultimo anno).

Perché gli spread sui mutui non scendono? Una fonte bancaria rileva al Sole24ore.com che una delle ragioni riguarda il fatto che gli istituti sono in perdita sui mutui a tasso variabile concessi prima del settembre 2011 (quando gli spread erano in alcuni casi inferiori all'1%) perché nel frattempo gli indici Euribor (che si aggiungono allo spread per calcolare il tasso finale a carico del mutuatario che opta per il tasso variabile) si sono praticamente azzerati mentre le banche italiane sono costrette comunque a pagare tassi anche fino all'8% sul mercato interbancario (all'ingrosso) per ottenere liquidità.

Per questo motivo mantengono alti gli spread sui nuovi mutui. Perché così facendo provano a recuperare una parte delle perdite sui "vecchi mutui", quelli stipulati dalla generazione dei mutuatari fortunati. E parliamo di circa 2 milioni di italiani. Gli unici che, paradossalmente, ci stanno guadagnando da questa pazza crisi dell'Eurozona in questo Paese non disegnato per i giovani.

Approndimento mutui e spread sul Sole 24 Ore