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Il vero spread: le imprese italiane pagano il 68,3% in tasse, le tedesche il 46,8%

Lo spread tra titoli obbligazionari italiani e tedeschi si sta via via riducendo. Rispetto agli oltre 500 punti di un anno fa (toccato il picco a 575 per i titoli decennali e di 700 calcolando la differenza dei rendimenti sulla scadenza a 2 anni) oggi è scivolato sotto 340 punti. Quel che più conta è che il rendimento dei BTp decennali è tornato ai livelli pre-crisi: 4,8%. Ciò è dovuto al fatto che l'Italia ha fatto nel frattempo molte riforme strutturali (da quella delle pensioni a, last but non least, quella sugli scontri fiscali scaricabili per combattere l'evasione) e che gestori big si stanno riposizionando sui titoli italiani e spagnoli, più appetibili rispetto a quelli tedeschi e francesi, dopo la protezione garantita in estate dalla Bce attraverso il meccanismo dello scudo anti-spread.

Ma bisogna tener conto adesso di un altro spread, quello reale, che le imprese pagano sul campo. Il Sole 24 Ore ha oggi pubblicato un rapporto elaborato da Banca Mondiale, Ifc e Pwc sulla pressione fiscale reale a carico delle imprese in 185 Paesi del pianeta. In questa classifica l'Italia è al 131esimo posto, in coabitazione con l'Indonesia. Le imprese italiane vedono tassati i propri profitti al 68,3%.  Mentre quelle tedesche retrocedono allo Stato il 46,8% dei propri utili: 22 punti percentuali in meno rispetto a quelle italiane. E' questo il vero spread, quello che condanna qualsiasi italiano che oggi voglia mettersi in proprio ad assumersi tutto il rischio di impresa pur essendo, difatti, socio di minoranza con lo Stato (che invece detiene la maggioranza senza rischi) dell'impresa che ha creato.