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Mercati alla prova del nove. (Almeno) Sette ostacoli da superare in pochi mesi

Il 2012 si sta rivelando un anno straordinariamente intenso.  Prima che si esaurisca è atteso ancora un altro evento "market mover", le elezioni americane del 6 novembre. Vincerà ancora il democratico Barack Obama o la spunterà questa volta il repubblicano Mitt Romney? Una notizia non indifferente ai mercati che tendenzialmente preferiscono presidente repubblicani. Anche se le incognite su questo fronte crescono di giorno in giorno dal momento che Romney spalleggia per la guida dal 2014 della Federal Reserve il suo consigliere economico Glenn Hubbard che ha manifestato in più occasioni la sua contrarietà sull'atteggiamento ultra espansivo di Ben Bernanke. Atteggiamento che, invece, almeno fino ad oggi è piaciuto ai mercati.

Questa, quella della successione alla Casa Bianca (e quindi anche alla Federal Reserve) è sola una delle incognite che attendono i mercati nei prossimi mesi. Tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, in questo mondo tutt'erba un fascio se ne possono aggiungere almeno altre sei.

1) Fiscal cliff (rupe fiscale): a gennaio 2013 scadono i benefici fiscali concessi da Bush e prorogati da Obama. Riuscirà il nuovo presidente a fronteggiare questa situazione che rischia di far degradare Pil e posti di lavoro?

2) Mercati assueffatti all'espansionismo delle banche centrali: come un farmaco per il corpo umano anche le droghe che le banche centrali sommistrano ai mercati (misure di espansione attraverso nuova liquidità) potrebbero fare via via meno effetto, a causa di una sorta di assuefazione degli investitori. Lo si è visto nell'ultimo quantitative easing (il terzo della serie) annunciato dalla Federal Reserve (che ha annunciato che comprerà 40 miliardi di mutui-bond al mese per un tempo indefinito per rilanciare il mercato immobiliare): i mercati hanno reagito bene ma sotto le previsioni e certamente in modo meno marcato rispetto ai due precedenti allentamenti monetari della Fed (2009-2010).

3) La Spagna che non ha ancora chiesto formali aiuti all'Ue continua a tenere sotto pressione i mercati.

4) Ma oltre alla Spagna preoccupa anche la Germania. L'indice Ifo sulla fiducia delle imprese è in calo da sei mesi consecutivi e preannuncia un rallentamento della prima locomotiva dell'Unione europea. A ciò si aggiunge l'incognita delle elezioni tedesche. Se la Merkel perdesse consensi come reagirebbe i mercati?

5) Nei nuovi grattacapi finanziari preoccupa anche la Francia. Il deficit/Pil potrebbe peggiorare nel 2013. Anche perché al momento il presidente Hollande non sta procedendo in modo più creativo rispetto all'austerity. Forse per spingere l'acceleratore su riforme sociali sta aspettando una vittoria dell'Spd in Germania. Ma quand'anche ciò avvenisse, non sarebbe troppo tardi?

6) L'Iran resta una minaccia per le posizioni occidentali. Formalmente per il suo percorso nucleare ma forse, più sottobanco, per il suo mancato appoggio al dollaro, indubbiamente oggi la riserva valutaria mondiale. Non è da escludere secondo molti analisti un'attacco al Paese.

7) E l'Italia, dopo le elezioni parlamentari in programma nella primavera del 2013, che strada prenderà? Monti-bis o post-Monti?

Approndimento incognite mercati sul Sole 24 Ore