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Una proposta per la Germania: Eurobond o stop all’acquisto a sconto di imprese in Italia e Spagna

Un veto nel veto. E' ora che la periferia dell'Eurozona rialzi la testa. Ponendo un veto al veto generalizzato che la Germania sta ponendo ormai su qualsiasi punto nel difficile cammino verso la costituzione degli Stati Uniti d'Europa. L'ultimo veto della Germania risale allo scorso week end, ennesimo vertice di Bruxelles. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha depotenziato la capacità di intervento del nuovo fondo salva-Stati Esm (European stability mechanism) dicendo la ricapitalizzazione diretta delle banche per mezzo del fondo Esm non sarà a titolo retroattivo, ma solo per il futuro. Una posizione che esclude, di fatto, gli aiuti alle banche spagnole in crisi.

Più volte ho cercato di documentare gli evidenti vantaggi della Germania nella crisi dell'Eurozona. Mentre il Paese Germania si oppone - in forza di economia leader dell'Ue e con il peso specifico più consistente nelle decisioni comunitarie – con insistenza alle proposte che scaccerebbero in tempi più rapidi la crisi e che volgono inevitabilmente alla mutualizzazione del debito e alla condivisione simmetrica di una parte delle sovranità nazionali, la Germania industria fa affari d'oro comprando imprese a sconto nella periferia dell'Eurozona (Italia e Spagna comprese) beneficiando del costo più basso che in questo momento le banche tedesche hanno nella raccolta di capitali rispetto alle banche dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna e Grecia).

Questo conflitto di interessi - tra Germania Paese che detta austerity a tutta forza ai Paesi vicini e Germania industria che nel frattempo ne rastrella a prezzi scontati dalla crisi le imprese più sane - deve, come tutti i conflitti di interessi, essere risolto e regolamentato.

La proposta è questa: fintanto che la Germania continuerà ad opporsi alla condivisione del debito tra i Paesi Ue (attraverso Eurobond o formule simili, unica strada per realizzare concretamente gli Stati Uniti d'Europa) non potrà acquistare imprese all'interno degli stessi Paesi che, penalizzati dai veti istituzionali che Berlino continua a porre vertice dopo vertice, non hanno alternative al passaggio di mani tedesco. Con quote di Pil sottratte dai Piigs in favore della Germania.

I Piigs dovrebbero rialziare la testa e porre il veto nel veto ragionando sui numeri. Numeri che indicano che la ricetta "austerity a go-go" fino ad oggi imposta dalla Germania si è rivelata un fallimento. Nell'ultimo World economic outlook del Fondo monetario si è evidenziato che l'eccesso di austerità è stato un boomerang per i Paesi costretti ad applicare rigide misure sui conti pubblici in tempi rapidissimi in un contesto generalizzato di recessione.

Inizialmente si stimava che le misure di austerity per ridurre il deficit avrebbero generato un rispettivo danno al Pil quantificato in un moltiplicatore di 0,5. Come dire che ridurre il deficit di 100 miliardi avrebbe causato una perdita del Pil di 50 miliardi. Un coefficiente considerato da più parti un giusto compromesso per avviare il risanamento dei conti nei Paesi che in passato hanno tenuto (erroneamente, sia chiaro) le maglie larghe con ampi sperperi sulle casse statali (Italia inclusa).

Il Fondo monetario internazionale ha però calcolato che le previsioni iniziali erano troppo ottimistiche. I moltiplicatori fiscali che hanno decurtato il Pil nei Paesi costretti a un duro e immediato risanamento dei conti sono andati ben oltre lo 0,5, raggiungendo livelli fra 0,9 e 1,7.

Quindi, nella maggior parte dei casi 100 miliardi di tagli al deficit hanno decurtat il Pil almeno dello stesso importo, se non anche di più. Ecco perché l'austerità a tutta forza sta portando forte recessione (nel 2012 il Pil dell'Italia dovrebbe arretrare del 2,4 e nel 2013 è stimata ancora recessione a -0,9%) alimentando una spirale pericolosa. Ecco perché la formula che la Germania ha deciso per i Piigs si è rivelata un fallimento.

Adesso, la Merkel abbia almeno l'accortezza di fare un passo indietro e di interrompere lo shopping – viziato da questo quadro macro e da questi gravi errori di fondo – che le imprese tedesche stanno compiendo nel Mediterraneo senza remore. Almeno fino a quando continuerà a prezzare così caro il suo veto sul ringiovanimento dell'Unione europea.

  • giulia |

    perché rialzino la testa le periferie smettiamola di chiamarli maiali. Li hanno chiamati così per disprezzo e per significare che sono il salvadanaio per i paesi del nord che hanno perso miliardi a giocare ai derivati con Wall Street e a riempirsi di subprime NON europei.

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