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Negli Usa torna l’ombra dei mutui subprime. L’Europa corre altri rischi?

Negli Stati Uniti il mercato immobiliare sta dando segnali di risveglio. Lo indica l'indice case-Shiller, che misura l'andamento dei prezzi nelle più importanti 20 città statunitensi, che negli ultimi mesi ha invertito la rotta. E lo indicano anche i conti di Jp Morgan e Wells Fargo, due istituti che in questo momento – secondo quanto pubblica il Wall Street Journal – hanno in mano il 44% dei mutui Usa. Gli ultimi conti evidenziano un aumento dei margini dovuto proprio alla grande crescita dei rifinanziamenti.

In pratica ci sono molti mutuatari che stanno rinegoziando il contratto, magari chiedendo anche ulteriore liquidità. Questo perché i tassi sono praticamente azzerati (la Federal Reserve ha detto che li manterrà nel range 0-0.25% almeno fino al 2014). E, soprattutto, perché le banche sono adesso maggiormente disposte ad erogare rispetto a qualche trimestre fa, quando il conto della bolla subprime si faceva ancora sentire.

Nel frattempo qualcosa è cambiato. La Fed ha annunciato a fine settembre che stamperà a tempo indefinito (fino a quando le condizioni di mercato lo richiederanno) moneta per 40 miliardi di dollari al mese attraverso la quale acquisterà mutui-bond delle banche.

Per mutui-bond si intendono cartolarizzazioni di mutui, ovvero contratti di mutui trasformati in contratti derivati. In pratica il credito che una banca vanta su un mutuo viene trasformato in un altro contratto che può a sua volta essere ceduto a terze parti (in modo tale che, anche se spesso il mutuatario non lo sa, questi pagherà il mutuo realmente non più alla banca che glielo ha concesso ma al nuovo creditore).

In pratica la Fed comprerà mutui cartolarizzati dalle banche per quantità indefinite. L'obiettivo è di spingere nuovamente le banche ed erogare e le famiglie a comprare immobili attraverso i finanziamenti.

Il neo di questa vicenda è che le banche (che guardano i profitti immediati) sono incentivate a fare più contratti possibili (visto che hanno la protezione della Fed) e quindi in questo momento starebbero, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, rispingendo nuovamente il tasto subprime. Ovvero starebbero concedendo prestiti anche a categorie meno abbienti. Soggetti che, in caso di aumento dei tassi, molto probabilmente non saranno in grado di rimborsare il mutuo e perderanno la casa.

Una storia già vista, a partire dal 2007 quando appunto è esplosa la prima bolla subprime (figlia di prestiti facili concessi dal 2000 al 2003 e del crac dovuto al rialzo dei tassi operato dalla Federal Reserve tra il 2004 a il 2006 per raffreddare un'economia in forte espansione).

La differenza di quella che si appresta a diventare a tuti gli effetti la bolla subprime 2.0 è che in questo caso i contratti derivati li sta comprando la Fed mentre nel primo caso sono finiti anche nei portafogli delle banche europee, costrette poi a chiedere il salvataggio statale, con alcuni Paesi dell'Eurozona costretti a ruota a chiedere il salvataggio sovranazionale della Troika (Ue-Bce-Fmi).

Allo stesso tempo pare paradossale che le autorità non impediscano ma anzi alimentano (seppur indirettamente) erogazioni subprime. Le stesse che hanno costretto migliaia di americani a perdere la casa, semplicemente perché hanno abboccato all'esca lanciata dall'allora presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, e dal suo slogan "la tua casa è la tua banca".