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Se l’aumento dell’Iva fa salire lo spread

Nel circo delle infinite correlazioni macroeconomiche ne spunta un'altra. L'aumento dell'Iva contenuto nella legge di stabilità approvata ieri notte dal Consiglio dei ministri potrebbe avere ripercussioni negative sul rendimento dei titoli di Stato a medio-lunga scadenza facendo di conseguenza salire gli spread.

Come mai? Nel dettaglio dal 2013 l'imposta sui consumi salirà dal 10 all'11% (su prodotti come zuccherio, caffè, birra, medicinali, elettricità per uso domestico, gas metano, ecc.) e dal 21 al 22% (su prodotti come abbigliamento, auto, carburanti, vino, tabacchi, tv, computer, gioielli, ecc.).

Questo aumento potrebbe avere un effetto repressivo sui consumi e sulla crescita. I titoli di Stato a medio-lunga scadenza non sono indiffirenti a queste dinamiche e potrebbero risentirne, andando a scontare l'aggiornato scenario di minor crescita potenziale del Paese a causa dell'inasprimento dell'imposta sui consumi.

La riprova è data dall'andamento questa mattina del mercato dei titoli di Stato. Lo spread tra BTp e Bund a 10 anni è tornato oltre i 370 punti. Certo, di mezzo c'è il taglio di rating alla Spagna da parte di S&P (a BBB-, con il debito iberico a un passo dalla categoria "spazzatura"). Ma se questa decisione era in parte scontata dai mercati, l'aumento dell'Iva ha colto un po' di sorpresa dato che le ultime sensazioni indicavano un possibile dietrofront del governo nei confronti di questa ennesiam manovra anti-crescita.