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Diminuisce l’Irpef ma aumenta l’Iva. La notte non ha portato consiglio

Nella notte il governo ha cambiato idea. L'Iva comunque è stata aumentata. Non di due punti (come nelle prime intenzioni) ma non va nemmeno lasciata invariata (come nelle ultime intenzioni). Applicando la teoria del bastone e della carota il governo, in occasione dell'approvazione del disegno di legge sulla stabilità (per complessivi 11,6 miliardi) ha deciso di tagliare la testa al toro e di aumentare l'Iva di un punto percentuale. L'aliquota del 10% sale all'11% e quella del 21 passa al 22%.

L'aumento delle entrate, stimato in 6,5 miliardi di euro, andrà a compensare per le casse dello Stato la riduzione delle entrate dall'Irpef, le cui aliquote più basse sono state riviste nella notte. L'aliquota del 23% (che fino ad oggi è stata applicata sui redditi fino a 15mila euro) passa al 22%. Mentre l'aliquota del 27% (applicata per redditi da 15mila a 28mila euro) scende al 26%. Lo Stato stima minori entrate per 5 miliardi di euro.

Questa staffetta Irpef/Iva è stata un bene per i cittadini? Chi ci guadagna?

Dura la reazione di Confesercenti, come riportato dall'agenzia Radiocor: «Lo scambio tra taglio delle aliquote Irpef e aumento dell'aliquota Iva non è un favore alle famiglie. Anzi, è un'altra inaccettabile «mazzata» da circa 1,5 miliardi di euro mascherata da taglio della pressione fiscale».

In sostanza se, da un lato, le famiglie potrebbero 'beneficiaré in media di circa 200 euro dal taglio Irpef, dall'altro, a parità di consumi, dovranno sborsarne 264 in più in virtù dell'aumento Iva. Un aumento di tasse netto di 64 euro a nucleo familiare – aggiunge la nota – con conseguenze ancora più negative sulla deriva già preoccupante dei consumi. Inoltre questo scambio ineguale sarà del tutto in perdita per quegli strati sociali più poveri che già ora sono esenti dall'Irpef: per loro la prospettiva é una sola, ovvero pagare per intero l'aumento dell'Iva. La manovra approvata ieri, poi – secondo Confesercenti – crea ulteriori forti dubbi: ad esempio sul capitolo detrazioni e sugli effetti delle limitazioni preannunciate, per non parlare dell'estensione dell'Irpef a pensioni di guerra e di invalidità. Insomma la leva fiscale funziona sempre all'insù, anche quando pare il contrario».

"È il caso di dire che la notte non ha portato consiglio". Questo il commento di Confcommercio-Imprese riportato dall'Ansa. Si tratta, infatti, "di un duplice errore di metodo e di merito: di metodo, perchè gli obiettivi fondamentali dell'azione di politica economica del Governo, peraltro ribaditi anche in occasione dell'incontro con le parti sociali di ieri pomeriggio, non possono essere repentinamente rimessi in discussione; di merito, perchè l'aumento dell'aliquota Iva del 10 per cento all'11 per cento e dell'aliquota Iva del 21 per cento al 22 per cento, in un contesto ancora pienamente recessivo e segnato dall'estrema debolezza della domanda interna, genererà effetti pesantissimi a carico dei consumi e degli investimenti, delle imprese e dell'occupazione".

"Effetti – aggiunge Confcommercio-Imprese per l'Italia – che non saranno neppure compensati dalle riduzioni Irpef, posto che gli aumenti Iva incideranno maggiormente proprio sugli scaglioni di reddito più bassi, a partire dai soggetti fiscalmente incapienti. Va poi ricordato che l'inasprimento dell'aliquota Iva ridotta penalizzerà molti prodotti alimentari, la competitività della nostra offerta turistica e l'intera area delle ristrutturazioni edilizie".

"Insomma – conclude Confcommercio – siamo di fronte ad un intervento che non gioverà nè alla crescita, nè all'equità. Per questo, va rivisto".
  • roberto salta |

    Tutto verissimo. Aggiungerei il fatto che aumenta anche l’evasione fiscale.
    Infatti, chi evade si incassa l’1% di aumento dei prezzi.
    W il governo dei grandi tecnici e professori.

  • flavia |

    così sono capace anch’io a governare

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