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La Cina passa alla fase due della guerra sulle valute. Verso un nuovo ordine mondiale

Negli ultimi anni la Cina ha acquistato valanghe di Treasury americani divenendo ad oggi il maggior creditore degli Stati Uniti. Tanto che si è in più occasioni parlato di "equilibrio del terrore" tra Usa e Cina. Il dollaro debole fa comodo agli Stati Uniti (che esportano di più e rilanciano l'economia) ma la corda non si può tirare più di tanto perché dall'altro lato c'è appunto la spada di Damocle della Cina che grazie alle sue ampie riserve ha finanziato l'enorme deficit americano.

Ma, come in una partita a scacchi, chi muove una pedina lo fa già pensando alle prossime mosse. E, a giudicare da quello che sta accadendo nelle ultime ore, sembra che la Cina abbia fatto la seconda mossa per vincere la partita tra le superpotenze.

Ieri ha comunicato che dal 6 settembre sta acquitando petrolio dalla Russia pagandolo in yuan. Snobbando quindi il dollaro che è considerato la valuta di riferimento nel mercato delle materie prime e per questo, nonostante i problemi finanziari degli Usa legati ad un utilizzo smisurato della leva, la più grande riserva valutaria mondiale dopo che nel 1971 Richard Nixon ha bloccato la convertibilità del dollaro in oro mandando gambe all'aria gli accordi di Bretton Woods del 1944.

Se è l'inizio di una guerra tra Cina e Usa, gli orientali sembrano, in prospettiva, in netto vantaggio.Sdoganando lo yuan come valuta di riferimento per lo scambio di valute toglierebbero agli Stati Uniti l'arma più forte su cu si basa l'economia di Wall Street: stampare dollari.

Approfondimento guerra Cina-Usa sul Sole 24 Ore