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Draghi ha abbattuto lo spread BTp-Bund ma quello sui mutui resta caro

Lo scudo anti-spread di Mario Draghi ha fatto capitombolare in due mesi lo spread tra BTp-Bund, scivolato da 530 punti base a 340. Negli ultimi scambi il rendimento dei BTp a 10 anni è sceso sotto la soglia del 5% avvicinandosi ai livelli di marzo 2011 (4,8%), quando il contagio greco-portoghese-irlandese non aveva ancora colpito Italia e Spagna.

La protezione sui titoli governativi annunciata dal governatore della Bce al momento, però, non ha sortito grande effetto sugli altri spread che tengono in apprensioni i cittadini e i risparmiatori italiani, quelli che le banche applicano sui mutui (rappresentano il margine di guadagno deciso dall'intermediario finanziario al netto dei costi di copertura dal rischio credito).

Su questo fronte non ci sono ancora riduzione. Il miglior spread a tasso variabile viaggia oggi al 2,8% (ma la media è al 4,1%) mentre il miglior spread applicato sui finanziamenti a tasso fisso è al 3,1% (in media 4,3%). Nelle prossime settimane due istituti di credito – Banca popolare di Milano e Webank – potrebbero intervenire con qualche taglio. L'augurio è che spianino la strada ad altri tagli generalizzati da parte di altri istituti.

E' ancora forse troppo presto per rivedere spread sui mutui all'1% (come nella primavera 2011) ma se lo spread BTp-Bund continuerà a calare (come ci si augura) allora ci sono meno giustificazioni: gli istituti di credito dovranno tornare a offrire mutui competitivi.

Approfondimento spread-mutui sul Sole 24 Ore

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