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Draghi ha fatto il cucchiaio alla Germania

Negli ultimi mesi ho più volte scritto articoli e post critici nei confronti dell'atteggiamento di austerity assoluta della Germania nella gestione della crisi dell'euro. La critica di fondo ha riguardato l'impostazione di fondo tedesca. Pronta a beneficiare dei vantaggi del suo ingresso nell'euro (svalutazione competitiva effettuata con un euro più debole del vecchio marco, a vantaggio delle esportazioni che sono il motore principale della locomotiva tedesca). Ma restia a digerire i "contro" del suo ingresso nell'Eurozona, in particolare il dover condividere le debolezze di Paesi più fragili.

L'atteggiamento "prendo solo il meglio dell'Eurozona" ma "non sono disposta a condividere il peggio" della Germania è stato, sinora, quantomeno egoistico. Perché è impensabile che non conoscesse, prima di entrare nell'euro, vizi e virtù dei nuovi alleati. Dall'alto debito pubblico dell'Italia alla cattiva gestione pubblica in alcune regioni della Spagna (tralasciando da questo discorso la Grecia e i suoi conti truccati).

E' impensabile che i rigidi controllori tedeschi non avessero chiari, per semplificare, gli storici difetti dei Piigs. Consapevole di ciò, la Germania avrebbe anche potuto seguire l'esempio dell'Inghilterra che fa sì parte della Comunità europea (dei 27 Paesi) ma non ha aderito al progetto euro (preferendo la sua fortissima sterlina). Invece ha deciso di entrare beneficiando immediatamente della svalutazione del marco (ecco quanto guadagna la Germania dalla crisi). Ma poi, quando si è trattato di pagare il conto (mutualizzare il suo debito con quello dei Paesi più piccoli per proteggere l'intera area dagli attacchi speculativi) ha temporaggiato sin troppo con un guadagno straordinario, gettando finanziariamente le basi per la sua prossima leadership poliennale nell'area (negli ultimi due anni ha collocato svariati miliardi di Bund che rimborserà a tassi reali negativi nei prossimi 10-20 anni). Nel frattempo i più deboli saranno costretti (a causa degli alti tassi battuti nelle aste tanto a breve che a lungo) a pagare il conto per diversi anni.

In questo settembre però la Germania ha smesso di tirare la corda, evitando di spezzarla e di essere costretta a uscire dall'euro (una volta che un Paese è dentro i costi di uscita sarebbero altissimi, persino per la prima forza dell'Ue). E ha sostanzialmente dato l'ok prima allo scudo anti-spread di Draghi (la Bce adesso potrà comprare sul secondario titoli di Stato da 1 a 3 anni) e poi al fondo salva-Stati Esm (che invece, aspetto ancor più rilevante per la salute dei conti pubblici, potrà agire direttamente sul mercato primario, frenando eventuali rialzi dei tassi in asta).

Si tratta di un passo storico. Non siamo ancora alla mutualizzazione del debito. Ma se a questo seguirà entro fine anno l'unione bancaria europea (con la Bce che potrà sorvegliare i 6mila istituti che fanno parte dell'area euro) allora vorrà dire che quel progetto di Stati Uniti d'Europa, seppur lo si stia costruendo dal tetto e non dalle fondamenta, inizierà a prendere davvero piede.

In questo cammino il grande protagonista è stato indubbiamente Mario Draghi. Prima con due operazioni Ltro (ha prestato soldi a tassi agevolati alle banche spingendole ad acquistare titoli di Stato sul secondario) e adesso con lo scudo anti-spread (la Bce si è finalmente dotata del potere di intervenire sul secondario per difendere i titoli di Stato senza dover demandare questo compito alle banche) ha tecnicamente dato il là al camminno della mutualizzazione del debito in Europa. La strada è ancora lunga ma il cucchiaio di Draghi alla Germania resta un colpo da maestro.

  • Adriano |

    E’ evidente che chi scrive non è ben informato, il Sig.Draghi è commissariato dal Cancelliere merkel, altro che ‘cucchiaio’.
    1) Basti pensare che gli acquisti di bond da parte della BCE, saranno concessi solo su esplicita richiesta (nessun automatismo come chiedeva Draghi), ma sopratutto il paese che lo chiede sarà COSTRETTO a sottoporsi al CONTROLLO di BCE+UE+FMI ossia un vero e proprio commissariamento e qui i tedeschi farnno ‘le pulci’ ai conti del paese beneficiario.
    Non è un caso che Spagna e Italia si siano ben guardate finora dal chiederne l’intervento.
    2) In occasione del voto della Corte costituzionale di Karlsruhe i tedeschi avrebbero potuto ‘rompere le gambe’ a Draghi mandando in soffitta qualunque ipotesi con la bocciatura dell’ESM, non l’hanno fatto ma lo hanno messo ‘sotto’ controllo del Bundestag.
    3) La Germania appoggerà l’euro finchè le converrà, come è giusto che sia, nel momento preciso che tale condizione viene meno, i paesi parassiti e mantenuti (PIGS) si ritroveranno in un baleno fuori dall’euro, perchè senza Germania non esiste euro, non esiste europa.
    In definitiva il cucchiaio i tedeschi lo hanno infilato in bocca a Draghi.
    Auf wiedersehen !

  • Alexander64 |

    ma… avete chiesto agli italiani se vogliono far parte degli Stati Uniti d’Europa? No, perché, dover essere il terzo stato contributore d’Europa, e quindi dover pagare SENZA MAI INCASSARE UNA LIRA (in questa crisi abbiamo solo PAGATO checché ne dicano gli Stati del Nord tra cui l’insignificante blocco scandinavo), ma dover far parte anche dei vituperati PIIGS, ed esser presi a pesci in faccia senza rispetto alla stregua di paesi come Irlanda e Portogallo che hanno solo incassato, IO DA ITALIANO NON CI STO!!

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