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A chi fa comodo il bazooka di Draghi?

Il bazooka anti-spread di Mario Draghi, approvato dalla Banca centrale europea con 21 voti favorevoli su 22, vanifica parte del gap competitivo tra la Bce e le altre banche centrali dei Paesi big (Federal Reserve per gli Stati Uniti, Bank of England, Bank of Japan e Banca centrale svizzera).

Potendo adesso la Bce intervenire senza limiti sul mercato secondario dei titoli di Stato da 1 a 3 anni per difendere gli spread dei Paesi sotto tiro (a patto che mercoledì 12 settembre la Corte costituzionale tedesca dia l'ok all'istituzione del Fondo salva-Stati Esm) aggiunge al suo kit una nuova facoltà. Sia ben chiaro, siamo ben lontani dallo stampare moneta (facoltà invece per le banche centrali degli altri Paesi big) ma un passo imponente in avanti è stato compiuto giovedì 6 settembre, da molti dipinto non a caso come uno spartiacque per l'Eurozona.

Siamo ben lontani dallo stampare moneta per due ragioni:

1) La Bce dovrà compensare l'acquisto di bond sul secondario attraverso operazioni di sterilizzazione della liquidità (se compra bond per 100 miliardi -immettendo quindi 100 miliardi di liquidità nel sistema – dovrà drenarli dal sistema in altro modo, ad esempio attraverso operazioni di Fine tuning, spingendo gli istituti di credito a mantenere più a lungo i propri depositi presso la Bce). In questo modo la liquidità in circolazione sarà sempre la stessa ma, a differenza delle due operazioni Ltro annunciate a dicembre e febbraio attraverso cui, semplificando, la Bce ha prestato soldi alle banche affinché acquistassero titoli di Stato per ridurre gli spread, adesso sarà la Bce a proteggere direttamente gli spread (senza l'appoggio indiretto fornito dalle singole banche). Ecco perché il nuovo bazooka di Draghi è un'evoluzione delle misure Ltro già annunciate. E si inserisce in un cammino progressivo di evoluzione dei poteri della Bce, costretta a smarcarsi tra Statuti e Trattati europei scritti in una fase di espansione economica e senz'altro incompleti e farraginosi.

2) La nuova arma di cui si è dotata la Bce ha però un altro limite. Non può agire in modo indifferenziato su tutti i Paesi. Gli acquisti di bond riguarderanno solo i Paesi che faranno esplicitamente richiesta di aiuto al nuovo Fondo salva-Stati Esm (per il cui avvio si attende come scritto il nullaosta della Corte Costituzionale tedesca) che secondo le nuove regole sarà dotato di una capacità finanziaria di 750 miliardi e potrà intervenire a sostegno dei Paesi acquistando titoli sul mercato primario (quindi all'asta). Aiuto che sarà garantito solo rispettando "strette condizioni". A questo punto la domanda che tutti in Paesi un po' traballanti si pongono (prima fra tutti in questo momento la Spagna guidata da Mariano Rajoy): quali saranno le condizioni poste dall'Unione europea come vincolo per ricevere gli aiuti? Costringeranno i Paesi a nuovi imponenti misure d'austerity?

Una domanda non da poco se si considera che attualmente i governi dei Paesi in difficoltà stanno cercando di far quadrare il più possibile i conti (deficit/Pil, debito/Pil ecc.) semplicemente depotenziando la classe media. Il modo più agevole per recuperare soldi sicuri in tempi rapidi. Ma non certo il migliore per garantire un futuro lungimirante (i consumi, motore dell'economia, sono alimentati proprio dalla classe media).

Per questo motivo l'augurio è che il bazooka anti-spread sia realmente una misura a sostegno dei cittadini dell'Eurozona. E, soprattutto, che la formula utilizzata dai governi europei in questa prima tornata d'austerità evolva verso soluzioni più ingegnose e democratiche (far rientrare capitali scudati ed evasi, indebolire lo strapotere dell'elite finanziaria che opera senza controllo sono solo due esempi) che non rimandare il più possibile lo stacco dell'assegno previdenziale o, come ahinoi si vocifera in Grecia, portare la settimana lavorativa a 6 giorni. Altrimenti il bazooka sarà un boomerang.