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Il (mezzo) sogno (europeo) di una notte di mezza estate

Il vertice di Bruxelles di fine giugno si è concluso con risultati oltre le previsioni. Previsioni che, alla luce degli ultimi 24 vertici andati sostanzialmente a vuoto, non era impossibile battere. Ma in quella notte di mezza estate tra il 28 e il 29 giugno può dirsi davvero compiuto il sogno europeo?

Ricordiamo i cinque punti magici del sogno europeo che, se risolti, porterebbero gli spread in giù (con il BTp/Bund intorno a quota 100), libererebbero le banche europee da un fardello così da dare nuovo slancio all'economia reale.

1) Unione bancaria (sorveglianza europea degli istituti di credito e poteri di ricapitalizzazione alle autorità europee)

2) Unione economica (unificazione del debito attraverso eurobond, t-bill e/o fondo di riscatto europeo, altresì definito redemption fund)

3) unificazione fiscale

4) banca centrale europea con potere di prestare denaro senza garanzie, in ultima istanza

5) unione politica (elezione diretta di un presidente della commissione europea)

Se i 27 Paesi dell'Unione europea e i 17 dell'area euro votassero rapidamente per implementare da subito questi cinque pilastri la ricaduta finanziaria sarebbe straordinaria. E, in un mondo ahinoi governato dalla finanza, ciò vorrebbe dire che avrebbe una ricaduta sull'economia reale altrettanto straordinaria.

Al vertice di Bruxelles sono stati compiuti importanti passi in avanti sull'unione bancaria (sorveglianza unica bancaria), sull'unione fiscale (con un tentativo di armonizzazione delle politiche economiche di sicurezza, di lavoro e welfare). E' stato votato anche un pacchetto crescita da 120 milardi. E poi è stato varato uno scudo anti-spread. Dotando il fondo Esm (meccanismo europeo per la stabilità che da luglio si integra al fondo salva-Stati per sostituirlo da gennaio 2013) della possibilità di acquistare titoli di Stato dei Paesi in difficoltà (che devono chiedere espressamente di essere aiutati) per congelare gli spread. La differenza, rispetto al passato, è che non occorre più l'intermediazione del Fondo monetario internazionale, ma basta quella della Banca centrale europea. Seppur in modo contorto è stato compiuto qualche passo in avanti nel punto 4 (banca centrale europea come prestatore di ultima istanza) del magico elenco del sogno europeo.

Passi in avanti, certo. Ma ancora da scolpire nella pietra. A inizio settimana Finlandia e Olandia hanno fatto marcia indietro (dicendosi contrarie allo scudo anti-spread) e ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel non li ha certo sgridati ("bisogna rispettare le decisioni dei singoli Paesi"). Al momento questa nuova ondata di "no" non preoccupa perché Finlandia e Olanda hanno un peso finanziario e decisonale nel nuovo fondo Esm inferiore all'8% quando, per mettere in difficoltà la maggioranza qualificata dell'85% prevista, ci vorrebbe un club più forte, almeno da 15,1%. Non preoccupa, ma complica il cammino che porta alla realizzazione del vero segno europeo, perché rinfocola i contrasti tra i Paesi dell'area.

E poi, a dirla proprio tutta, il sogno europeo è ancora lontanissimo. Il punto 2 del magico elenco (unificazione del debito) è senza dubbio il più importante. La crisi sarà realmente scongiurata quando il debito europeo sarà unificato. Con un debito unico, con un solo tipo di Bond emesso dai Paesi dell'Eurozona la speculazione non potrà più attaccare singoli Paesi, singoli debiti. Negli Stati Uniti, i titoli di Stato e il dollaro non soffrono se uno degli Stati (come è già successo per la California qualche tempo fa) è in difficoltà. Perché c'è un ombrello comune (più forte) che li protegge. E così sarebbe per un'Europa compiuta. Le difficoltà momentanee di uno dei Paesi dell'area (sia esso l'Irlanda o la Germania stessa) sarebbero attutite da una vera unione sotto un unico debito. Fino a che non si arriverà a questo punto i passi in avanti che si potranno compiere saranno sempre di portata limitata. Efficaci nel breve periodo, nel tamponare qua e là. Sedativi ma non fattori di guarigione.

Ecco perché è bene non confondere l'euforia momentanea dall' "euroforia" che seguirebbe se i Paesi smettessero di litigare e si concentrassero, una volta per tutte, su un obiettivo più grande, il sogno d'Europa.

  • Alfonso Manucci |

    Per una nuova economia Europea, occorre costruire un’Unione per cittadini tranquilli e laboriosi, per fare ciò, è necessario neutralizzare chi vive di espedienti illeciti: c’è un progetto che oltre a normalizzare l’elusione e l’evasione, impedisce malversazioni e corruzione. È esposto concisamente in modo discorsivo nel sito: http://www.cardmultiplex.it che invito a visitare.
    Sarà facile valutare la validità del progetto e la sua completezza derivante da uno studio condotto con una vista d’insieme sul problema della situazione fiscale in Italia e nell’UE. Il lavoro ha impegnato un’equipe per quasi due anni senza costi per la spesa pubblica e messo a disposizione delle nazioni gratuitamente. L’Amministrazione finanziaria dell’UE non può rimanere indietro rispetto a trasformazioni epocali.
    Dalla presentazione del progetto al Ministero delle Finanze (13 febbraio) le Istituzioni competenti ancora non rispondono, neanche con un minimo cenno di riscontro. Il Fisco continua con la repressione aggravando una situazione già molto precaria e, ad oggi, nonostante i vari proclami, ha ottenuto un risultato fugace e aleatorio.
    Il Fisco ha ottenuto qualche risultato soltanto nella lotta all’elusione, ma anche in questo campo sono stati commessi gravi errori. Le piccole aziende nel breve periodo sono corse ai ripari riducendo l’elusione (entrate cresciute dell’1,4%), ma sia le aziende che i cittadini nel lungo periodo subiranno un danno molto più grave e, probabilmente, irreversibile. Alle piccole aziende è stata tolta quella minima elusione, necessaria per equilibrare un’eccessiva tassazione e resistere alla crisi. Ai cittadini che hanno già subito una serie di aumenti, si aggiungono quelli per i servizi basati sulla manodopera, che spesso non sono tracciabili.
    È evidente che ci troviamo di fronte a un bilancio fallimentare, che a fronte di un sistema così vessatorio, è ragionevole attendersi una reazione da parte dei cittadini. Neutralizziamo chi ha interesse a mantenere sostanzialmente invariata l’attuale situazione. Opponendosi si evidenzieranno. Si può contribuire a questa promozione scrivendo in via privata o pubblica, a mezzo stampa (come hanno fatto testate giornalistiche sia in carta che online e Tv) al Presidente del Consiglio professor Mario Monti per accelerare la legiferazione
    Cordialmente,
    Alfonso Manucci
    (relatore del progetto)

  • Alexander64 |

    l’Europa non è più il sogno degli Italiani, oggi il 90% della popolazione, se interrogata, voterebbe contro l’Europa, che sia giusto e sbagliato, non mi pronuncio, ai posteri l’ardua sentenza, ma non si può ignorare il dato, che l’italiano medio non ha più come “sogno” l’Europa, e non sono neanche sicuro che lo sia mai stato…

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