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Come (non) si esce da questa pazza crisi

I mercati, delusi perché la Federal Reserve non ha annunciato ieri la terza ondata di quantitative easing (iniezione di liquidità), restano in attesa del Consiglio europeo di fine giugno che ci si augura faccia eccezione alla regola, consolidata negli ultimi 24 vertici, che da queste occasioni formali giunge solo una buona dose di intenzioni e parole ma mai nulla di concreto.

C'è chi parla di Eurobond, chi di project bond, chi di unione bancaria. Certo sarebbero tutte ottime soluzioni che darebbe un nuovo slancio all'Europa. Tra queste tre soluzioni, project bond e unione bancaria (autorità di controllo unica e garanzia sui depositi a livello continentale) sembra che possano prendere davvero piede in questo vertice. Mentre sugli Eurobond c'è ancora il netto "nein" della Germania, in compagnia di Finlandia, Austria e Olanda in quello che ormai viene dipinto come "club del no".

La domanda è: bastano queste misure per uscire dall'attuale crisi in cui annaspa l'Europa (doppia recessione con calo sincronizzato di tutte le economie) ?

La risposta è, purtroppo, no.

L'unica via per uscire da questa crisi è mettere al riparo i singoli debiti sovrani dagli attacchi della finanza che, cinicamente e visto che non vi si pongono dei freni strutturali, colpisce laddove può colpire, laddove il nemico è più debole. In che modo?

1) Unione del debito europeo con l'emissione di titoli di Stato dei Paesi euro. Il rischio dei Paesi periferici sarebbe frammentato e mediato da quelli più virtuosi. A quel punto per i mercati sarebbe più difficile attaccare questi titoli che somiglierebbero sempre più ai titoli di Stato degli Stati Uniti che, nonostante abbiano un deficit e un debito stellare, pagano l'1,6% a 10 anni. Tassi bassi nonostante casi di singoli Stati in difficoltà (e quindi vulnerabili) come la California fino a pochi mesi fa, tecnicamente fallita.

2) Impedire la speculazione - attraverso cds e e altri contratti su mercati non regolamentati (over the counter) – su titoli sovrani.

3) Per far ciò ci vuole una riforma della finanza europea e mondiale. Una riforma che al momento nessun politico è riuscito a fare, a dispetto di proclami elettorali (come quelli di Obama poco prima che fosse eletto, attenzione agli slogan che conierà questo autunno in vista delle nuove presidenziali Usa). Perché? Semplicemente perché la finanza – la stessa che con contratti derivati che valgono oltre 13 volte il Pil del pianeta – oggi è la lobby più potente fra tutte le lobby. E, allo stato attuale, ridimensionarla dotando gli assetti politici ed economici di un nuovo, più sano, equilibrio, è praticamente una missione impossibile.

Per questo motivo c'è il serio rischio che il tanto atteso vertice di fine giugno possa dare solo un po' di ossigeno a questa crisi attraverso qualche palliativo. Ma curare il male (finanza fuori controllo come gli indiani nel vecchio Far West), quello pare, ahinoitutti, davvero improbabile.

  • carl |

    CONCORDO. Ma nè Lops, nè il sottoscritto hanno i numeri e l’audience internazionali per riuscire nella correttamente definita “MISSION IMPOSSIBLE”… E allora?
    Allora, tutto continua come prima, e fors’anche più di prima.. Fino a che magari si converrà per l’ennesima volta con il solito “senno di poi”. Ma, con quali dissesti & disastri aggiunti?
    Questa è l’incognita (di Damocle..)…

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