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Spagna, fuga di capitali da 100 mld. Ritirati dai conti correnti 31 mld. Numeri pericolosi. Basta: l’Ue deve decidere a maggioranza e non più a unanimità

La Banca centrale spagnola ha fatto outing ieri sera: nei primi tre mesi del 2012 c'è stato un deflusso di capitali dalla Spagna di 97 miliardi di euro. Nel mese di aprile sono stati prelevati dai conti correnti 31,4 miliardi di euro. Altri numeri che documentano il momento difficile per la Spagna e per l'Eurozona in generale. Numeri che si sommano al record dello spread tra Bonos spagnoli e Bund tedeschi a 540 punti, al record dei contratti cds che coprono dal default della Spagna (a quota 600) e dal rendimenti dei titoli di Stato di Madrid che rasentano ormai quel 7% oltre il quale Grecia, Irlanda e Portogallo non hanno avuto alternative al ricorso forzoso agli aiuti europei.

Mentre il Fondo monetario internazionale prepara un piano di salvataggio per Madrid il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha detto ieri chiaro e tondo che è importante potenziare le funzioni del fondo salva-Stati che dovrebbe intervenire direttamente per salvare le banche dell'Eurozona in difficoltà. E quindi, in questo momento, in primis su Bankia, la terza banca spagnola che ha bisogno di un salvagente da 19 miliardi di euro.

In questo modo si bloccherebbe quel circolo vizioso che sta portando lentamente l'Eurozona a gambe all'aria: ovvero quello per cui gli Stati (già indebitati) aiutano le banche (che su scala globale hanno fatto crac ingolosite da leve finanziare de-regolamentate). Una strategia praticata sino ad oggi nell'area euro che non ha fatto altro che scatenare un contagio tra banche e debiti pubblici, rimbalzando senza mezze misure sui cittadini dell'euro, costretti da ripetute manovre di austerity a perdere anni di conquiste sociali e di progressi nel welfare.

Ma la Germania continua ad opporsi. Anche ieri la cancelliera Angela Merkel ha ribadito che la Germania non presterà (quindi neanche indirettamente attraverso la via del fondo salva-Stati) soldi alle banche spagnole.

Un no che si aggiunge a quello agli Eurobond e alle svariate proposte avanzate in sede europea da molti Stati per affrontare in modo congiunto la crisi. Tra queste anche quelle di potenziare le funzioni di tesoreria della Banca centrale europea (stampare moneta e quindi capacità di acquistare titoli del debito europeo direttamente sul mercato primario come nelle facoltà della Federal Reserve).

Visto che di questo passo i Paesi dell'area euro più traballanti (secondo il termine di paragone dei rendimenti sul debito pubblico, e quindi dopo la Spagna anche l'Italia) non vanno da nessuna parte e la Germania non ha alcuna intenzione di ammorbidire la sua visione, l'unica soluzione per le sorti dell'Eurozona è quella di eliminare il principio di unanimità delle decisioni europee attualmente in vigore. Le decisioni andrebbero prese, come in tutti i Parlamenti e i Governi democratici del mondo, a maggioranza. Si può discutere sul tipo di maggioranza (semplice, relativa o qualificata) ma che sia maggioranza. Con l'unanimità, e di conseguenza con il veto su tutto della Germania, l'Eurozona è destinata ad agonizzare.