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Obama manda mister X in Europa per risolvere la crisi. O per far deprezzare il dollaro?

L'euro è a 1,245. Mai così in basso dal luglio 2010. Letta al contrario vuol dire che il dollaro è a 0,8028 euro. Mai così in alto dal 2010. Dopo aver tenuto per mesi nonostante l'intensificarsi della crisi dell'Eurozona, il cambio euro/dollaro sta scendendo velocemente. Secondo molti analisti potrebbe anche arrivare a quota 1,18 che sarebbe il valore corretto (fair value) al netto di manovre monetarie che spostano il baricentro di questo rapporto di cambio.

Come le operazioni di quantitative easing inaugurate dal 2010 dalla Federal Reserve (la Banca centrale degli Stati Uniti) che, tecnicamente, stampando nuova moneta ha dato liquidità al sistema abbassando allo stesso tempo il dollaro favorendo una "svalutazione competitiva" della moneta che ha trainato l'attività di molte aziende esportatrici (ma ha favorito l'incursione di alcune aziende europee nei capitali statunitensi, esemplare il caso Fiat-Chrysler).

Manovre che invece la Banca centrale europea non può compiere (per Statuto). Ma adesso che la Spagna fa più paura (si teme il caso Bankia, la terza banca del Paese in cerca disperata di un salvataggio da 19 miliardi, possa essere il vado di Pandora di una crisi del credito/immobiliare) non c'è quantitative easing che tenga: l'euro si sta deprezzando.

Quale sarà la strategia degli Stati Uniti? Favorire il fisiologico riallineamento tra le due valute e pescare dal cilindro qualche altro virtuosismo da scuola monetaria per portare il dollaro laddove desidera? Magari ce lo spiegherà meglio mister x, l'uomo che Obama ha spedito in Europa per fare pressing sulle autorità per arginare la crisi dei debiti sovrani.

  • massimo di nola |

    Certo, la Fed ha più cartucce ma soprattutto gli Usa hanno una politica economica comune. Quindi il dollaro è ritenuto ancora (relativamente) sicuro da chi detiene liquidità. Dico ‘relativamente’ perchè da tempo le banche centrali asiatiche stanno cercando di ‘parcheggiare’ diversamente le loro riserve, ma non trovano alternative altrettanto liquide. Ma il tema è separato dalla possibilità per Mr X, chiunque egli sia, di minacciare una presunta ‘svalutazione competitiva’ del dollaro rispetto all’euro, manovra che, tranne prova contraria, mi sembra assolutamente al di fuori delle possibilità della Fed e del Tesoro Usa (tranne, appunto, con un aumento dell’inflazione). E un dibattito che dura da 40 anni, ma alla fine le parità le decidono i mercati e non le banche centrali che difatti hanno rinunicato da almeno 30 anni a porre degli obiettivi di cambio. Tranne che in sistemi dove i flussi di capitali in entrata e uscita sono controllati centralmente, come in Cina

  • Rabo |

    La seconda.
    Gli USA hanno il terrore dell’EUR debole (o dell’USD forte).
    Ricordate l’accordo del Plaza che mise in ginocchio Germania e Giappone per un bel po’ (il Giappone si può dire non si sia mai piú veramente ripreso da allora) ?

  • Vito Lops |

    Il dollaro si rafforza anche per la forte domanda di Treasury che non parrebbe giustificata se si considerassero solo deficit Usa (intorno al 10% del Pil) e indebitamento complessivo del Paese (Stato+imprese+famiglie) tra i più elevati del pianeta. I Tresaury vengono comprati perché gli Usa sono ritenuti nonostante tutto affidabili, e questo solo perché la Federal Reserve ha in mano molte più cartucce della Bce per poter dare la sensazione di poter tenere in qualsiasi contesto in mano le redini dell’economia

  • massimo di nola |

    I due problemi sono separati. L’euro si indebolisce perchè non è più uno strumento appetibile di parcheggio della liquidità internazionale. Paradossalmente la sua forza è stata sostenuta, nel recente passato, dalla possibilità di parcheggiare liquidità in strumenti molto liquidi, come il debito italiano, che però rendevano più dei bond statunitensi. Credo che in questo caso “decidano i mercati”. Non vedo diavolerie possibili della Federal Reserve per indebolire il dollaro (non seguo l’argomento ma credo che i tassi del mercato monetario e dei titoli di Stato sono già al minimo) se non un maggior livello d’inflazione in Usa. Che non credo sia proponibile, almeno per il momento soprattutto se la crisi del debito USA contimuerà a passare ‘inosservata’ (per evidente interesse dei grandi creditori asiatici a non farla deflagrare).

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