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Facebook: ciak si rigira. Prima settimana da guinness delle gaffe tra errori, class action. Adesso il giallo sulle vendite allo scoperto

Una cosa è certa. L'Ipo di Facebook passerà alla storia per il guinness delle gaffe finanziarie. Prima il ritardo di un'ora, a causa di un problema tecnico del listino tecnologico statunitense Nasdaq, nel debutto (che ha fatto partire class action contro il Nasdaq). Poi il giallo sul comportamento di Morgan Stanley, la principale banca che ha curato il collocamento che da un lato ha spinto al massimo il prezzo nella forchetta (a 38 dollari, per un controvalore in partenza di 104 miliardi di capitalizzazione). Nello stesso momento un analista comunicava (e le autorità stanno cercando di appurare a chi) prospettive in calo sul business dell'azienda. Per questo motivo adesso Facebook dovrà rispondere alle azioni legali di azionisti che si sentono defraudati per le informazioni ricevute (e non) mentre Morgan Stanley ha annunciato che rimborserà gli azionisti che hanno acquistato Facebook a un prezzo superiore ai 43 dollari.

Novità dell'ultim'ora di questa pazza pazza settimana finanziaria per Facebook un altro giallo: quello sulle vendite allo scoperto. Secondo il Wall Street Journal, Goldman Sachs e Jp Morgan (che hanno aiutato Morgan Stanley nell'Ipo di Facebook) da un lato hanno sostenuto il prezzo del social network (anche in qualità di sottoscrittori) dall'altro avrebbero prestato azioni a fondi hedge per permettere a questi ultimi di effettuare vendite allo scoperto. Scommettendo quindi al ribasso sulle azioni Facebook. Un conflitto di interessi all'interno delle divisioni delle stesse banche su cui bisognerà fare chiarezza. In quella che rischia di essere ricordata come l'Ipo più pazza (e opaca) della storia di Wall Street.