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Europa: salta la Duplice Alleanza e nasce la Triplice Intesa. L’unica via per non cadere

Il vertice informale tra i capi di Stato dell’Unione europea nella notte tra il 23 e il 24 maggio ha fatto luce sulle gravi responsabilità dei leader politici in questa grave crisi economica e finanziaria che sta spazzando via imprese, risparmi, livelli soddisfacenti di stato sociale conquistati in decenni di lotte, benessere e felicità. 

Sui temi caldi, ovvero Grecia (uscita dall’euro?), Spagna (come affrontare in tempi rapidi la crisi del credito e la bolla immobiliare) ed Eurobond (soluzione che potrebbe interrompere la spirale recessiva in atto) non è stato deciso praticamente nulla. Rinviando il tutto al vertice formale in programma a fine giugno. In occasione del quale potrebbe essere dato il via al potenziamento della Bei (la Banca europea degli investimenti) e ai project bond (strumenti che favorirebbero la costruzione di infrastrutture ma nell’impianto meno vigorosi e determinanti degli Eurobond).

Il vertice della notte a Bruxelles ha però sancito anche la fine della duplice alleanza che ha difatti governato l’Eurozona negli ultimi due anni, gli stessi in cui la crisi dei debiti sovrani è andata gambe all’aria uscendo dal controllo politico e dalla razionalità finanziaria. Il nuovo premier della Francia, salito all’Eliso il 7 maggio, ha preso le distanze dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che invece trovava in Nicola Sarkozy un fedele alleato, talmente fedele che da molti è stato paragonato a una sorta di addetto stampa tedesco.

Hollande ha ridato slancio all’immagine della Francia, da molti in precedenza ridimensionata a una sorta di ufficio stampa della Germania, rompendo la duplice alleanza a favore di una Triplice Intesa. Nel tragitto di 300 km Parigi-Bruxelles (sede del vertice) Hollande ha viaggiato in treno in compagnia del premier spagnolo Mariano Rajoy (che ha postato foto del viaggio anche via twitter). Al di là della mossa di marketing politico (Sarkozy preferiva lussuosi aerei) Hollande ha pubblicamente cambiato le carte in tavola. Un viaggio che ha una valenza simbolica paragonabile alla complice, ironica, occhiata tra Merkel e Sarkozy che nella sostanza silurato Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi.

Hollande e Rajoy si sono detti d’accordo a potenziare la Banca centrale europea. Per lo spagnolo bisogna equipararla nelle funzioni alla Federal Reserve degli Stati Uniti (quindi la Bce dovrebbe poter stampare moneta e avere quindi più potere di inondare i mercati di liquidità favorendo allo stesso una svalutazione competitiva dell’euro tale da foraggiare esportazioni e ripresa economica). Hollande è aperto una modifica dello Statuto, che vuol dire un po’ la stessa cosa.

Non meno importante, Hollande, Rajoy e Monti sono favorevoli agli Eurobond, uno strumento finanziario che potrebbe realmente gettare le basi per una ripresa economica dell’Eurozona e soprattutto per la creazione degli Stati Uniti d’Europa (sia a livello fiscale che monetario): l’unica strada che l’Europa ha a disposizione per trascinarsi fuori dalla crisi. Anziché annaspare nel vuoto, sulle obiezioni della Germania che nel frattempo paga interessi reali negativi sul debito pubblico (ristrutturandolo gratuitamente), compra aziende italiane (non si veda solo alla Ducati acquistata dall’Audi ma anche le numerose aziende del Nord Est Italia con nomi meno eclatanti ma altamente specializzate a livello industriale) e continua ad esportare forte (se uscisse dall’euro e tornasse al supermarco non sarebbe la stessa cosa). 

La Triplice Intesa dovrà portarci agli Stati Uniti d’Europa (unione fiscale e monetaria) oppure convincere la Germania a defilarsi dall’euro. Non ci sono alternative. E i mercati lo sanno.