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Qualche considerazione sull’Ipo di Facebook

Qualche considerazione sull'Ipo di Facebook. Oggi, dalle ore 17 le azioni del social network più popolato del pianeta sbarcheranno sul listino Nasdaq con il simbolo FB. Il prezzo fissato è al massimo della forchetta, a 38 dollari. A dir la verità la prima forchetta ne contemplava un prezzo massimo di 34 dollari. Poi, vista l'alta domanda in fase di pre-sottoscrizione, la società ha deciso di alzarlo a 38. Anzi, ieri sera, a pochi minuti dall'ufficializzazione del prezzo, il fondatore Marc Zuckerberg e i principali investitori avrebbero sondato il terreno per alzare ulteriormente il prezzo a 40,55. Per poi fare marcia indietro.

Se fosse approdatto sul Nasadaq a 40,55 dollari Facebook sarebbe stata l'Ipo più grandi della storia di Wall Street, superando i 19,65 miliardi di dollari incassati da Visa. Adesso, si accontenterà del secondo posto, con una raccolta (ottenuta moltiplicando il valore delle azioni quotate per il prezzo di 38 dollari) pari a 18,4 miliardi. Se invece non si considera il flottante (valore delle azioni quotate) ma il controvalore di tutte le azioni Facebook (quindi anche quelle non quotate) il controvalore della società sarà pari a 104 miliardi di euro. E questo sì, che per un'Ipo a Wall Street, è il massimo di tutti i tempi.

E' un valore corretto? Oppure troppo esagerato? Ci sono alcuni segnali che indicano che il prezzo, al di là delle ali dell'entusiasmo iniziale che potrebbe giustificare balzi nelle prime giornate di contrattazioni, sia un po' "tirato".

1) le indiscrezioni secondo cui i vertici avrebbero provato a spingerlo a 40,55 dollari all'ultim'ora, per poi fare retromarcia, indicano un certo nervosismo sulla scelta della valutazione;

2) sul mercato grigio, dove le azioni Facebook sono state scambiate per diversi mesi prima dell'Ipo di oggi, il prezzo massimo raggiunto, proprio in concomitanza con il lancio dell'Ipo si è attestato a 44 dollari (quindi non lontanissimo, il 15% in più) rispetto ai 38 dollari dell'Ipo.

3) negli ultimi giorni alcune importanti sociatà, fra cui General Motors, non hanno fatto una bella pubblicità a Facebook, indicando che le inserzioni a pagamento in questo momento non garantiscono ritorni adeguati. A questa schiera di scettici si è aggiunto il giudizio del guru di Wall Street, Warren Buffett, che ha pubblicamente detto che non investirà su Facebook.

4) il prezzo dell'Ipo valuta ciascuno dei 900 milioni di utenti di Facebook 110 dollari, quando – come ricorda Il Sole 24 Ore di oggi – ogni utente genera circa 4 dollari. Il che significa che la valutazione di partenza già implica aspettative di crescita altissime per la società

5) aspettative che dovranno superare alcuni ostacoli: dalla difficoltà della società a generare ricavi dal settore mobile, paradossalmente quello più in crescita, a potenziali problemi legati alla privacy degli utenti. Senza dimenticare potenziali problemi etici legati al business della pubblicità mobile che dovrà convergere su modelli di business legati alla geolocalizzazione degli utenti (il che implica che gli operatori oltre a conoscere il profilo e i gusti degli utenti dovranno conoscere anche dove si trovano attraverso la localizzazione via cellulare);

Se i vertici della società, che nei suoi 900 milioni di utenti ha una killer application potenzialmente fantastica, riusciranno a dimostrare al mercato come far crescere il business al punto tale da dare l'idea di centrare le attuali alte aspettative del prezzo dell'Ipo, la valutazione potrà reggere nel medio-periodo. Altrimenti è ipotizzabile – a detta di molti esperti – anche un ritracciamento del titolo sotto il prezzo di partenza.