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Corsi e ricorsi. I nuovi mutui aiutano le banche Usa. Ma ci vuole un ghostbuster contro i subprime

Tra vecchi e nuovi mutui le banche statunitensi provano a mettersi alle spalle la crisi subprime, da loro originata e da loro spalmata (attraverso i contratti derivati) in tutto il mondo. Europa inclusa, che per correre ai ripari (salvare le banche tramortite dalle pesanti svalutazioni subprime) ha ampliato a dismisura il debito pubblico scatenando l'attuale crisi dei debiti sovrani.

E' questa la storia dell'ultimo quinquennio della finanza fuori controllo. La crisi subprime è scoppiata nel luglio 2007. Adesso l'Eurozona è in doppia recessione con alcuni Stati (Grecia, Irlanda e Portogallo) costretti a ricorrere al salvataggio della troika (Bce-Ue-Fmi) e altri che rischiano di emulare lo stesso percorso (vedasi la Spagna) che sa tanto di amministrazione controllata. Se i salvatori (gli Stati) non se la passano bene, non stanno meglio i salvati (le banche). Queste, aiutate dagli Stati, hanno sì evitato il fallimento ma continuano a sfornare perdite (ancora a causa di svalutazioni in portafoglio) e a non poter mettere mano con decisione agli impieghi (con conseguenze negative sul tessuto imprenditoriale che non viene foraggiato a sufficienza), strette nella morsa di nuovi, più rigorosi, paletti di vigilanza europei.

E gli Stati Uniti dove sono? Anche da quelle parti il cane finanziario si morde la coda? Da inizio anno le big bank hanno corso molto in Borsa (Bank of America è cresciuta del 56% ma non è l'unica dato che in media sono tutte ampiamente a doppia cifra). Certo, se il conto borsistico parte dal 2007, il passivo resta alto anche per le banche statunitensi. Guardando però i conti queste stanno macinando profitti. Almeno a giudicare da come sono andate le trimestrali da poco sfoggiate da Jp Morgan (la prima banca statunitense per asset) e Wells Fargo (la prima per capitalizzazione). Utili miliardari trainati anche dai nuovi mutui, alimentati da un mercato immobiliare in ripresa, proprio grazie a tassi di interesse eccezionalmente bassi (la Federal Reserve a tal proposito ha indicato che resteranno nel range compreso tra 0 e 0,25% almeno fino al 2014).

Ma sia questa spiegazione (che sa tanto di doping finanziario ed evoca le stesse premesse, tassi eccezionalmente bassi appunto, che hanno originato la crisi subprime) che l'ombra dei vecchi mutui subprime (gli utili, pur miliardari, scontano ingenti spese legali relative alle cause dei risparmiatori che hanno comprato, ignari dei rischi, titoli subprime) gettano un'ombra sulla tenuta futura dei conti delle big bank americane. E gettano un'ombra sulla tenuta dei conti dei Paesi. Perché qualora il cane si mordesse davvero la coda e avremmo un'edizione 2.0 dei subprime questa volta tanto gli Stati Uniti (con un deficit/Pil al 10%) e l'Europa (imballata in una gestione asincrona della crisi dei debiti della zona periferica) non hanno più frecce in faretra da scoccare contro la crisi.

  • carl |

    Quale analista mai conoscerà appieno il reale stato d’animo dei tanti Gekko dell’attuale “reality” Wall Street 3..?? A poterli vedere nei loro uffici, al ristorante, a escort, ecc. sono tutti o quasi che stanno o sghignazzando o bluffando o (apparentemente seri) leggendo il WSJ..
    Sono tutti certi, come già furono i Lehmaniti, che non toccherà a loro e che continueranno ad essere too big (anzi, too indispensable) to fail.. Non ultimo anche perchè i natives americans sono più dotati per fare gli industriali, i politici e la guerra che altro..O no?

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